Ex Ilva, decreto rinviato: il destino di lavoratori e stabilimento

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Il confronto sul futuro dell’ex Ilva di Taranto resta aperto: il tavolo tra Governo e sindacati, riunito il 16 settembre a Palazzo Chigi, è stato aggiornato alla prossima settimana e il decreto rinviato dopo la decisione della Corte di Cassazione di fissare al 20 ottobre l’udienza sul ricorso contro il provvedimento che dispone la chiusura dell’area a caldo dello stabilimento.

Il rinvio del decreto sull’ex Ilva

La decisione della Cassazione sul futuro dell’ex Ilva ha modificato il calendario dell’Esecutivo: il ricorso riguarda il decreto della Corte d’Appello di Milano che ha confermato lo stop dell’area a caldo dell’ex Ilva. Gli amministratori straordinari, nel frattempo, intendono presentare alla Cassazione un’istanza per chiedere la sospensione dell’esecuzione del provvedimento fino alla decisione dei giudici.

Il Governo punta quindi ad avere un quadro giudiziario più definito prima di procedere con il decreto. Nel frattempo, è previsto per il 18 settembre un tavolo tecnico al ministero del Lavoro dedicato agli strumenti di tutela per i dipendenti dell’ex Ilva e dell’indotto.

Cassa integrazione e tutela dell’indotto

Tra le ipotesi allo studio ci sono strumenti straordinari di sostegno al reddito, compresa una forma di cassa integrazione che non sia collegata alla cessazione definitiva dell’attività. L’obiettivo dichiarato dal governo è tutelare sia i lavoratori diretti sia quelli delle aziende dell’indotto, particolarmente esposti alle conseguenze dello stop produttivo.

L’Esecutivo ha inoltre annunciato l’intenzione di chiedere alle imprese dell’indotto di sospendere i licenziamenti, almeno nella fase di incertezza determinata dall’iter giudiziario.

Il futuro industriale dello stabilimento

Parallelamente alla gestione dell’emergenza occupazionale, il Governo conferma l’obiettivo di mantenere una produzione siderurgica a Taranto attraverso un percorso di decarbonizzazione. Tra le linee indicate figurano forni elettrici alimentati con DRI, la prosecuzione della gara per la vendita degli impianti e l’avvio di progetti di reindustrializzazione dell’area tarantina.

Il prossimo passaggio sarà quindi il nuovo confronto tra Governo e organizzazioni sindacali, mentre la data del 20 ottobre diventa centrale per l’evoluzione della vertenza giudiziaria sull’area a caldo.

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