Elon Musk è l’uomo più ricco del mondo secondo il Bloomberg Billionaires Index. Ma è anche il Ceo al quale nel 2025 è stato attribuito il pacchetto retributivo più alto negli Stati Uniti: ben 132,3 miliardi di dollari. Due primati diversi – patrimonio da una parte, compensi manageriali dall’altra – ma che hanno un elemento in comune: il peso delle partecipazioni azionarie.
Bloomberg aggiorna quotidianamente la propria graduatoria dei grandi patrimoni mondiali e colloca Musk al primo posto. A fotografare l’altro lato della sua ricchezza sono due indagini pubblicate nelle scorse settimane da Equilar, società specializzata nei dati sulle remunerazioni dei vertici aziendali e sulla corporate governance. La prima, diffusa insieme ad Associated Press, analizza i compensi di 337 Ceo dell’S&P 500. La seconda, pubblicata nell’ambito della ricerca realizzata con il New York Times, si concentra invece sui 100 maggiori pacchetti retributivi assegnati dai grandi Gruppi americani. Campioni diversi, dunque, che raccontano lo stesso movimento: gli stipendi base crescono poco, mentre sono le azioni a spingere verso l’alto i compensi dei manager.
L’uomo più ricco del mondo ha un compenso di 132 miliardi
Sulla base della seconda rilevazione, l’Equilar 100, il numero uno di Tesla guida la graduatoria con una retribuzione di ben 132.298.849.867 dollari. Dietro di lui c’è Dylan Field, Ceo di Figma, con 864,4 milioni; seguono Shankh Mitra di Welltower con 821,1 milioni e Kasra Nejatian di Opendoor con 741,1 milioni. Il decimo classificato, Nikesh Arora di Palo Alto Networks, arriva a 99,7 milioni.
Lo studio comprende società quotate o con sede negli Stati Uniti, con ricavi superiori a un miliardo di dollari, che avevano depositato il proxy statement entro il 30 aprile 2026. Nel 2025 il compenso dei 100 Ceo si è attestato in media a 39,4 milioni di dollari, il 35,8% in più rispetto all’anno precedente e il massimo registrato dalla ricerca. Nove dei primi dieci hanno ricevuto pacchetti da almeno nove cifre.
Lo “stipendio” di Elon Musk
I 132,3 miliardi di Musk, però, non sono uno stipendio nel significato tradizionale del termine. Il pacchetto attribuito al Ceo di Tesla è costituito interamente da un long-term stock award: azioni il cui valore viene conteggiato al momento dell’assegnazione e la cui effettiva maturazione dipende dal raggiungimento di obiettivi futuri. Nel caso di Musk le condizioni coprono un arco di dieci anni e riguardano sia la capitalizzazione di Tesla sia risultati operativi, tra cui gli obiettivi sui veicoli elettrici, sui robotaxi e sui robot umanoidi. Se quei traguardi non venissero raggiunti, il valore effettivamente incassato potrebbe essere molto inferiore a quello utilizzato oggi per classificare il pacchetto.
È una precisazione importante, perché le classifiche sui Ceo più pagati di Equilar non misurano lo stipendio versato nell’anno, ma includono una somma di salario, bonus cash, azioni e opzioni valutate alla data di assegnazione, benefit e altre forme di remunerazione. Il dato registra quindi ciò che viene riconosciuto al manager, non necessariamente quanto questi abbia già monetizzato. La stessa distinzione vale per il patrimonio personale. Essere l’uomo più ricco del mondo non significa disporre di quella ricchezza in contanti: il Bloomberg Billionaires Index attribuisce un valore alle partecipazioni quotate e private e aggiorna le fortune in base all’andamento degli asset.
Nei compensi dei Ceo pesano sempre più le azioni
ILa seconda indagine Equilar mostra che tra i cento manager più pagati il valore degli incentivi azionari di lungo periodo è arrivato nel 2025 a 28,4 milioni di dollari, con un incremento del 44,6% rispetto ai 19,6 milioni dell’anno precedente.
L’equity rappresenta normalmente oltre il 70% della remunerazione complessiva nei pacchetti analizzati. Di tutt’altro passo la componente cash: stipendi, bonus e benefit sono cresciuti del 3,6%, a 6,1 milioni. Lo stipendio base è rimasto intorno a 1,3 milioni, mentre i bonus in denaro sono scesi del 5,4%, a 3,4 milioni.
Tra Ceo e dipendenti un divario di 200 a 1
La distanza dai lavoratori emerge dalla prima delle due indagini Equilar. Lo studio ha preso in esame 337 Ceo dell’S&P 500: nel 2025 la loro remunerazione è cresciuta in media del 5,9%, a 17,7 milioni di dollari, mentre in media un dipendente ha ricevuto 89.744 dollari, il 4,7% in più rispetto all’anno precedente. Un rapporto di 200 a 1.
Nell’Equilar 100, la seconda indagine dedicata ai manager della Top 100, la distanza aumenta ulteriormente. La proporzione fra remunerazione del Ceo e paga del dipendente arriva a 475 a 1, da 348 a 1 dell’anno precedente.
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