Disabilità e lavoro, il paradosso italiano: quando conviene pagare le multe invece di assumere

Disabilità e lavoro, il paradosso italiano: conviene pagare le multe invece di assumere© Shutterstock

Ogni anno, entro il 31 gennaio, migliaia di imprese italiane sono chiamate a presentare il Prospetto informativo disabili, lo strumento che certifica il rispetto degli obblighi di assunzione previsti dalla legge 68/1999. Un passaggio formale che, però, mette a nudo una contraddizione strutturale della disabilità nel mercato del lavoro italiano. Per molte aziende è economicamente più conveniente pagare delle multe che integrare realmente persone nelle categorie protette nei propri organici.

La normativa prevede una multa di oltre 196 euro al giorno per ogni lavoratore disabile non assunto oltre i termini. Su base annua si superano facilmente i 70 mila euro per posto scoperto. Una cifra significativa, ma evidentemente sostenibile per molte medie e grandi imprese, che finiscono per trattare la sanzione come una voce di bilancio programmabile. In Lombardia, nel solo 2025, le aziende hanno versato circa 82 milioni di euro per evitare le assunzioni obbligatorie. Un dato che fotografa meglio di qualsiasi commento il fallimento dell’inclusione lavorativa.

Come funziona la legge e perché viene ignorata

Accanto alle sanzioni per le aziende che non tengono conto del fattore disabilità, quando devono assumere e fare entrare determinati professionisti nel mercato del lavoro, esiste il contributo esonerativo. Questo consente alle imprese, in presenza di particolari condizioni, di non coprire integralmente la quota prevista pagando un importo giornaliero ridotto. Anche questo strumento, nato come eccezione, si è trasformato spesso in una scorciatoia strutturale. In Emilia-Romagna, nel 2024, il contributo ha superato i 37 milioni di euro, con casi emblematici come Ferrari, che ha versato oltre 1,3 milioni per risultare formalmente in regola.

Il fenomeno non riguarda solo il settore privato. In Piemonte, quasi il 73% delle imprese non rispetta le quote, ma le criticità emergono anche nella Pubblica Amministrazione, una realtà che dovrebbe essere modello di inclusione e invece presenta percentuali altissime di posti scoperti.

Disabilità e lavoro, il sistema che non funziona

Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Circa un terzo dei posti riservati alle persone con disabilità resta vacante e solo il 32,5% delle persone disabili in età lavorativa risulta occupato. Un dato drammatico, soprattutto se si considera che la stessa legge 68/99 prevede incentivi economici molto rilevanti per le aziende che assumono.

Il paradosso è evidente: le imprese pagano comunque. Ma mentre le sanzioni cristallizzano l’esclusione, l’assunzione potrebbe trasformare i luoghi di lavoro. La vera scelta, oggi, non è più tra costo e risparmio, ma tra immobilismo e cambiamento reale.

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