Dipendenti italiani, poco engagement e tanto stress

Secondo un'indagine condotta da Gallup, il 51% si dice ottimista, ma il clima occupazionale resta sotto la media europea

Dipendenti italiani, poco engagement e tanto stress© Shutterstock

In Italia il legame tra dipendenti e imprese resta fragile. Secondo i dati Paese del State of the Global Workplace 2026 di Gallup, raccolti tra gennaio e dicembre 2025, solo l’11% dei lavoratori è coinvolto (engaged), contro il 12% della media europea e il 20% globale. Il miglioramento di un punto rispetto alla precedente media triennale non cambia il quadro di fondo: il coinvolgimento resta uno dei punti deboli del mercato del lavoro italiano.

Lo stress pesa più dell’engagement

Il dato più evidente dello studio nasce dal confronto con la valutazione complessiva della vita. Il 51% dei dipendenti italiani valuta positivamente la propria vita attuale e anche le prospettive future, sopra il 49% europeo e il 34% globale. La stessa quota, però, dichiara di aver provato molto stress il giorno precedente: 51%, contro il 39% dell’Europa e il 40% del mondo.

Il profilo emotivo italiano è meno critico su rabbia e solitudine, più delicato sulla tristezza. La rabbia riguarda l’11% dei lavoratori, sotto il 15% europeo e il 22% globale. La solitudine è al 14%, appena oltre il 13% europeo e lontana dal 22% mondiale. La tristezza sale invece al 22%, cinque punti sopra la media europea e quasi in linea con il dato globale del 23%.

Il rapporto engagement-produttività

Nel rapporto internazionale, Gallup segnala che l’engagement globale è sceso al 20%, il livello più basso dal 2020, con una flessione per il secondo anno consecutivo. Il basso coinvolgimento viene collegato a una perdita stimata di circa 10 trilioni di dollari di produttività mondiale, pari al 9% del Pil. È il passaggio che sposta il tema dal benessere aziendale alla performance economica.

Il report interpreta l’engagement come una misura della capacità delle organizzazioni di affrontare il cambiamento. L’intelligenza artificiale è il banco di prova più evidente: nei dati statunitensi citati da Gallup, tra i lavoratori di aziende che hanno implementato l’AI, il 65% segnala un impatto positivo sulla produttività personale, mentre solo il 12% afferma con forza che la tecnologia ha trasformato il modo in cui il lavoro viene svolto nell’organizzazione.

Per l’Italia, il rapporto non isola un dato specifico sull’adozione dell’AI. La lettura resta quindi legata al quadro globale e statunitense, dove Gallup attribuisce un ruolo decisivo ai manager: quando il sostegno dei capi è debole, i benefici individuali degli strumenti digitali faticano a tradursi in cambiamenti organizzativi misurabili.

Sul mercato del lavoro, il segnale italiano resta più prudente rispetto al resto d’Europa. Il 50% dei dipendenti ritiene che sia un buon momento per trovare lavoro nella città o nell’area in cui vive, contro il 57% europeo e il 52% globale. L’indicatore cresce di un punto rispetto alla precedente media triennale, ma resta sotto il dato regionale.

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