Il governo si prepara a varare il nuovo decreto Lavoro, ribattezzato “Primo maggio”, che introduce il principio del “salario giusto” e una serie di interventi su contrattazione, incentivi e tutele. Il provvedimento, composto da 26 articoli, è stato definito a Palazzo Chigi ed è al vaglio del Consiglio dei ministri.
Il nodo dei salari bassi viene affrontato senza ricorrere al salario minimo legale. Il cuore della riforma stabilisce che la retribuzione di riferimento debba essere quella fissata dai contratti collettivi nazionali (Ccnl) firmati dalle organizzazioni più rappresentative. Questo parametro diventa vincolante: anche gli altri contratti non potranno prevedere compensi inferiori e, nei settori non coperti, si dovrà fare riferimento ai contratti più affini per attività e struttura.
Cosa cambia con il salario giusto
Il decreto lega esplicitamente il riconoscimento degli incentivi al rispetto di questi standard. I bonus per giovani under 35, donne e aree Zes, prorogati, saranno concessi solo alle imprese che applicano il salario giusto. In questo quadro, viene rafforzata anche la trasparenza: le offerte di lavoro sulla piattaforma SIISL dovranno indicare contratto applicato, livello e retribuzione.
Sul fronte della contrattazione, cambia il meccanismo dei rinnovi. Gli aumenti salariali scatteranno dalla scadenza naturale del contratto precedente. Se il rinnovo non arriva entro 12 mesi, è prevista un’anticipazione ai lavoratori legata all’inflazione, pari al 50% dell’indice Ipca, salvo diverse intese tra le parti o specificità settoriali.
Il decreto introduce anche penalizzazioni per le aziende che ritardano i rinnovi. Gli aumenti concordati saranno applicati retroattivamente e, in caso di attese prolungate, scatterà un’integrazione immediata legata all’inflazione. Secondo quanto riportato oggi dal quotidiano la Repubblica, la quota potrebbe essere pari al 30%, anche se la definizione finale è attesa con l’approvazione del provvedimento.
L’obiettivo dichiarato è contrastare fenomeni di dumping contrattuale e precarizzazione. I compensi inferiori ai minimi contrattuali vengono considerati un indicatore di sfruttamento, soprattutto se associati a carichi di lavoro eccessivi o pratiche irregolari.
Bonus, rider e sicurezza sul lavoro
Il pacchetto include anche misure più ampie sul mercato del lavoro. Vengono confermati gli incentivi alle assunzioni e introdotte nuove tutele per categorie specifiche, come rider e caregiver. Per i lavoratori delle piattaforme digitali, chi è eterodiretto dall’algoritmo sarà considerato dipendente, salvo prova contraria.
Tra le novità figurano anche interventi sulla sicurezza: indennità per infortuni aumentate dal 60% al 75%, formazione rafforzata e ampliamento delle coperture assicurative. Non mancano misure previdenziali e di welfare, tra cui incentivi alle imprese che adottano politiche per famiglia e natalità e un mini bonus per l’assunzione di badanti.
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