Decreto Lavoro 2026 è legge: salario giusto, bonus assunzioni e nuove tutele

Come affrontare un nuovo ruolo sul lavoro senza perdere l’equilibrio© Shutterstock

Il Decreto Lavoro 2026 è ufficialmente legge dopo l’approvazione definitiva del Senato. Il provvedimento, dal valore complessivo di circa un miliardo di euro, introduce una serie di interventi destinati a rafforzare l’occupazione, sostenere le imprese che assumono e migliorare le tutele per alcune categorie di lavoratori. Tra le misure più rilevanti figurano il principio del “salario giusto”, la proroga degli incentivi alle assunzioni e nuove disposizioni contro il caporalato digitale.

Uno dei punti più discussi riguarda proprio il cosiddetto salario giusto. La norma non introduce un salario minimo legale, ma rafforza il ruolo della contrattazione collettiva nazionale, prevedendo che gli incentivi pubblici siano destinati alle aziende che applicano contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e datoriali maggiormente rappresentative. L’obiettivo dichiarato dal Governo è favorire retribuzioni considerate adeguate attraverso il sistema dei contratti nazionali.

Incentivi per l’occupazione

Sul fronte dell’occupazione, il Decreto Lavoro 2026 conferma e proroga gli incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato. Restano infatti operativi gli esoneri contributivi per l’assunzione di giovani under 35 e di donne in condizioni di svantaggio, con agevolazioni rafforzate nelle aree della Zona Economica Speciale unica del Mezzogiorno. Le misure puntano a ridurre il costo del lavoro per le imprese e ad aumentare il numero dei contratti stabili.

Il provvedimento dedica inoltre particolare attenzione ai lavoratori delle piattaforme digitali. Vengono introdotte nuove tutele per i rider e strumenti di contrasto al cosiddetto caporalato digitale, con controlli più rigorosi sulle piattaforme che organizzano il lavoro attraverso algoritmi e maggiori garanzie in materia di sicurezza e trasparenza.

Le mire del Governo

Secondo l’esecutivo, il decreto rappresenta un intervento organico per sostenere la crescita dell’occupazione e valorizzare il lavoro regolare. Le opposizioni e parte delle organizzazioni sindacali, invece, continuano a criticare il mancato inserimento di un salario minimo per legge, ritenendo insufficienti le misure adottate.

Con la conversione in legge, le nuove disposizioni diventano operative e si inseriscono nella strategia del Governo volta a incentivare l’occupazione stabile, sostenere la competitività delle imprese e rafforzare i controlli contro le forme di sfruttamento nel mercato del lavoro.

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