Impazienti, ambiziosi, collaborativi e fragili. È così che, nel complesso, i manager italiani descrivono la Gen Z al lavoro. A raccontarlo è la ricerca Generazione Z: Generazione AI, realizzata da Ipsos-Doxa per Asus su un campione di 400 responsabili d’azienda tra i 35 e i 65 anni. Per il 47% degli intervistati i giovani hanno un rapporto con il lavoro profondamente diverso rispetto alle generazioni precedenti, una percezione che diventa ancora più marcata nelle imprese di maggiori dimensioni.
A presentare la ricerca sono state Cristina Liverani, Director Public Affair di Ipsos Doxa, e Chiara Colonnelli, Quantitative Researcher di Ipsos Doxa. Dai dati emerge soprattutto il peso della familiarità con il digitale: il 49% dei manager considera le competenze tecnologiche native e la rapidità nell’adottare nuovi strumenti il principale punto di forza della Gen Z. Seguono l’apertura verso diversità e inclusione, indicata dal 33%, e l’attenzione alla sostenibilità e alla responsabilità sociale, al 25%.
Le aspettative, però, sono alte anche nei confronti delle aziende. Il 68% dei manager ritiene che i giovani si aspettino sul posto di lavoro tecnologie avanzate quanto quelle utilizzate nella vita privata, mentre per il 64% la qualità dei dispositivi aziendali incide sulla produttività percepita dai dipendenti.

Da sinistra, Cristina Liverani, Director Public Affair di Ipsos Doxa, Chiara Colonnelli, Quantitative Researcher di Ipsos Doxa, e Alessandro Passadore, Business Director Asus Business, presentano i risultati della ricerca
È sul modo di vivere organizzazione e carriera che emergono le distanze maggiori. Secondo i manager, i principali divari tra ciò che la Gen Z cerca e ciò che le imprese riescono a offrire riguardano la flessibilità e la velocità di crescita, entrambe al 33%, e la retribuzione, al 32%.
Sul fronte delle difficoltà, il 34% segnala una bassa motivazione verso ruoli ripetitivi o poco stimolanti, il 33% una maggiore fatica nei periodi di pressione e stress e il 30% problemi legati alla presenza in ufficio e alla puntualità. Un quadro che aiuta a spiegare perché tecnologia e organizzazione del lavoro finiscano per intrecciarsi nelle strategie con cui le aziende cercano di gestire il rapporto tra generazioni.
L’AI è già entrata stabilmente in molte imprese: il 61% dei manager dichiara che questi strumenti fanno parte dell’organizzazione, mentre un altro 23% si trova ancora in fase di sperimentazione. Per il 58% degli intervistati, inoltre, strumenti di intelligenza artificiale condivisi possono creare un terreno comune tra lavoratori più giovani e colleghi senior, favorendo uno scambio tra competenze digitali ed esperienza professionale.
Su questo fronte è intervenuto Alessandro Passadore, Business Director Asus Business, presentando le novità di Asus MyExpert. L’applicazione integra nel Pc funzioni di AI dedicate, tra l’altro, alla sintesi di riunioni e documenti, alla traduzione e al supporto alla scrittura. Una proposta che Asus collega proprio alla crescente domanda di strumenti digitali avanzati emersa dalla ricerca.
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