Competenze introvabili, oltre il 45% delle aziende fatica ad assumere

Occupazione sopra il 62%, ma le imprese non trovano i profili giusti. Pesano AI, gap territoriali e domanda tech

Competenze introvabili, oltre il 45% delle aziende fatica ad assumere

Il mercato del lavoro italiano continua a muoversi, ma la crescita dell’occupazione non basta a risolvere il nodo più urgente per le imprese: trovare le competenze giuste. Secondo la Salary Guide 2026 di Lhh, società del Gruppo Adecco specializzata in consulenza Hr e gestione del talento, il tasso di occupazione ha superato il 62%, ma oltre il 45% delle aziende segnala difficoltà nel reperire candidati adeguati.

La frizione principale non riguarda quindi soltanto il numero di opportunità disponibili, ma la qualità dell’incontro tra domanda e offerta. Le imprese cercano profili tecnici, digitali e specialistici, capaci di unire competenze operative, lettura dei dati e comprensione del business. L’offerta, però, fatica a evolvere con la stessa velocità, ampliando il divario.

Competenze introvabili, un freno alla crescita

Il tema delle competenze diventa così un fattore centrale di competitività. La trasformazione tecnologica sta cambiando contenuti e perimetro dei ruoli, spingendo le aziende a superare modelli organizzativi basati su job description rigide e a ragionare sempre di più per competenze.

Il valore si sposta dalle attività operative e ripetitive verso funzioni di analisi, interpretazione e supporto alle decisioni. In questo scenario, crescono le figure capaci di collegare dominio tecnico e impatto organizzativo, contribuendo non solo all’esecuzione, ma anche alla trasformazione dell’impresa.

Uno dei fronti più evidenti è quello dell’intelligenza artificiale. Più della metà dei lavoratori, il 55%, si aspetta un’integrazione dell’AI nelle attività quotidiane e nei processi di lavoro nei prossimi 12 mesi. Solo il 41%, però, dichiara di essere coinvolto attivamente nella ridefinizione delle proprie attività.

Il dato mostra che la tecnologia, da sola, non basta a colmare il gap. Per Lhh diventa decisiva la capacità delle organizzazioni di accompagnare il cambiamento, chiarendo ruoli, aspettative e percorsi di crescita. Senza sviluppo delle competenze, l’innovazione rischia di restare incompleta.

Stipendi, resta il divario territoriale

La guida evidenzia anche un divario retributivo ancora marcato tra le diverse aree del Paese. Nei principali contesti del Nord, le retribuzioni per le posizioni apicali risultano mediamente più elevate rispetto al Centro-Sud, con differenze che nei casi più rilevanti possono superare il 15-20% a parità di ruolo.

Il gap non è solo geografico. Riflette la diversa concentrazione di aziende strutturate, la complessità organizzativa e la maggiore competizione per i talenti. Allo stesso tempo, il quadro salariale mostra una polarizzazione crescente: le fasce più alte si concentrano nei ruoli con maggiore impatto decisionale e responsabilità strategica, mentre nelle posizioni intermedie la crescita resta più contenuta e legata alla rarità delle competenze.

I profili più richiesti nel 2026

La domanda si concentra soprattutto su professionalità tecnologiche e data-driven. Tra le figure chiave indicate dalla Salary Guide 2026 ci sono AI/Machine Learning Engineer, con retribuzioni che nei profili junior-mid possono arrivare fino a circa 55-60 mila euro, e AI Architect/Data Leader, ruoli senior che guidano l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi aziendali e possono superare gli 80 mila euro.

Restano centrali anche Cybersecurity Specialist e Manager, sempre più richiesti per la protezione di dati e infrastrutture, Cloud & DevOps Engineer, fondamentali per scalabilità ed efficienza dei sistemi, e profili finance data-driven come Controller e FP&A, chiamati a supportare le decisioni strategiche attraverso l’analisi dei dati.

La retribuzione resta una leva importante, ma non più sufficiente. Nei segmenti più qualificati, i professionisti guardano sempre di più alla qualità complessiva dell’esperienza lavorativa: chiarezza del ruolo, opportunità di crescita, qualità manageriale e coerenza organizzativa.

“Il 2026 evidenzia con chiarezza come il tema delle competenze sia ormai centrale nella competitività delle imprese. In un mercato sempre più selettivo, non è più sufficiente attrarre talenti: diventa fondamentale svilupparli e valorizzarli nel tempo, creando contesti in cui tecnologia, business e capitale umano evolvano in modo integrato”, ha commentato Luca Semeraro, amministratore delegato di Lhh Italia. Secondo Semeraro, i nuovi principi di trasparenza salariale renderanno inoltre sempre più centrali coerenza, equità e chiarezza nelle politiche retributive.

Resta sempre aggiornato con il nuovo canale Whatsapp di Business People
© Riproduzione riservata