L’intelligenza artificiale entra sempre più rapidamente nelle attività quotidiane dei lavoratori europei, ma il suo utilizzo non si traduce ancora in un aumento altrettanto netto della produttività. Secondo un’analisi della Banca centrale europea, la quota di lavoratori che utilizza strumenti AI sul posto di lavoro è passata dal 26% nel 2024 al 41% nel 2025, fino a raggiungere il 52% nel 2026.
La maggioranza di chi ha adottato queste tecnologie le utilizza mediamente per circa tre giorni alla settimana. Gli utenti segnalano un risparmio di tempo significativo, ma la Bce sottolinea che il beneficio varia molto in base alle mansioni e non produce automaticamente maggiore efficienza per l’intera economia.
Il punto centrale riguarda proprio l’utilizzo delle ore liberate dall’AI. I guadagni di produttività emergono soltanto quando il tempo risparmiato viene trasformato in maggiore produzione; se invece viene assorbito da attività meno produttive, l’effetto economico si riduce. Anche il tipo di lavoro svolto fa una differenza rilevante. Le applicazioni dell’intelligenza artificiale producono risultati molto diversi a seconda delle professioni e delle singole attività, rendendo ancora difficile individuare un impatto uniforme sulla produttività. La diffusione della tecnologia incontra inoltre resistenze sia tra i dipendenti sia in alcune fasce del management. Una parte dei lavoratori continua a considerare l’AI poco rilevante per le proprie mansioni o non mostra interesse a utilizzarla.
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