L’intelligenza artificiale, la trasformazione digitale e la crescente difficoltà nel reperire competenze specialistiche stanno cambiando profondamente il mondo del lavoro. In questo scenario, le aziende puntano sempre di più sulla cosiddetta workforce agility, ovvero un’organizzazione agile della forza lavoro capace di adattarsi rapidamente alle esigenze del mercato.
Secondo un recente studio globale realizzato da Indeed, che ha coinvolto oltre 7 mila lavoratori e quasi 3 mila aziende in 12 Paesi, l’87% delle imprese considera l’agilità organizzativa “molto importante” per raggiungere i propri obiettivi di business. Anche i lavoratori sembrano riconoscerne il valore: il 64% dei candidati ritiene positivo questo approccio.
Cos’è la workforce agility e come funziona
Il concetto di workforce agility supera il modello tradizionale basato esclusivamente su dipendenti a tempo pieno e ruoli statici. Le aziende, infatti, costruiscono team flessibili composti da lavoratori interni, freelance, consulenti, professionisti a progetto e personale temporaneo, combinando competenze differenti in base alle necessità operative del momento.
La tendenza è destinata a crescere rapidamente. Il 67% dei datori di lavoro prevede infatti di aumentare il ricorso a lavoratori flessibili nei prossimi mesi, rispetto al 53% attuale. Parallelamente, il 45% dei candidati si aspetta di svolgere ruoli più dinamici e meno tradizionali.
Perché è necessario cambiare paradigma
A spingere questo cambiamento sono soprattutto due fattori: efficienza organizzativa e accesso alle competenze. L’evoluzione tecnologica richiede professionalità sempre più specializzate, spesso difficili da reperire stabilmente sul mercato. Allo stesso tempo, i modelli agili consentono alle imprese una migliore gestione delle risorse e una maggiore rapidità decisionale.
Dal punto di vista dei professionisti, la flessibilità rappresenta un’opportunità per ottenere maggiore autonomia, miglior equilibrio tra vita privata e professionale e più controllo sul proprio tempo. Tuttavia, restano forti timori legati alla precarietà. Il 63% dei lavoratori continua infatti a preferire la sicurezza dell’impiego tradizionale, mentre oltre la metà considera rischiosi i contratti temporanei.
Per rendere sostenibile questo nuovo modello, gli esperti sottolineano l’importanza di garantire tutele adeguate, come ferie retribuite, coperture sanitarie e strumenti previdenziali. La sfida del futuro sarà quindi trovare un equilibrio tra flessibilità e stabilità, conciliando le esigenze delle aziende con quelle dei lavoratori.
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