L’intelligenza artificiale sta cambiando rapidamente il mercato del lavoro e, con essa, cresce anche il senso di incertezza tra i lavoratori. Secondo il primo capitolo del report People at Work 2026 di Adp Research, in Italia appena il 20% degli occupati ritiene che il proprio lavoro non sia a rischio di eliminazione a causa dell’AI. Si tratta di un dato inferiore alla media europea, pari al 21%, globale, del 22%, e più basso rispetto a Paesi come Francia (al 26%), Germania e Spagna (al 24%).
La ricerca evidenzia un divario tra la buona tenuta del mercato del lavoro e la percezione dei dipendenti. Pur in presenza di livelli di disoccupazione relativamente bassi, la maggioranza dei lavoratori teme che il proprio ruolo possa perdere rilevanza nei prossimi anni, soprattutto a causa dell’evoluzione dell’intelligenza artificiale e dei cambiamenti demografici. Il report globale, basato su oltre 39 mila lavoratori in 36 mercati, sottolinea infatti che solo il 22% degli intervistati nel mondo si sente realmente al sicuro rispetto alla propria occupazione.
L’ottimismo dei knowledge worker
L’ottimismo sul futuro del lavoro, in un mondo sempre più dominato dall’AI varia sensibilmente in base al profilo professionale. I knowledge worker (professionisti che godono di un certo grado di autonomia nell’applicare le proprie competenze per creare qualcosa di nuovo) risultano i più fiduciosi: il 24% ritiene stabile il proprio impiego, contro il 16% dei lavoratori specializzati e il 20% di chi svolge attività ripetitive.
Anche l’età incide sulla percezione della sicurezza: i lavoratori tra 27 e 39 anni sono i più ottimisti (22%), mentre la fiducia cala tra gli over 40, fino a raggiungere il 16% nella fascia 55-64 anni. Differenze emergono anche in relazione alla dimensione aziendale: nelle imprese con oltre 1.000 dipendenti il livello di fiducia sale al 25%, mentre nelle aziende fino a 249 dipendenti si ferma al 17%.
Per Adp la sicurezza del lavoro rappresenta ormai un fattore strategico anche per le imprese. A livello globale, i lavoratori che percepiscono stabile il proprio impiego hanno il doppio delle probabilità di voler restare in azienda, sei volte più probabilità di sentirsi pienamente coinvolti e oltre tre volte di dichiarare elevati livelli di produttività.
Il messaggio per le aziende è chiaro: l’adozione dell’intelligenza artificiale dovrà essere accompagnata da una comunicazione trasparente sull’evoluzione dei ruoli e da investimenti continui nella formazione. Rafforzare competenze e occupabilità sarà infatti essenziale per ridurre l’incertezza, aumentare l’engagement dei dipendenti e costruire organizzazioni più resilienti di fronte alla trasformazione del lavoro.
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