AI e lavoro in Italia: cresce l’uso dell’intelligenza artificiale, ma le aziende sono indietro

L’intelligenza artificiale si diffonde nelle imprese, ma poche aziende stanno riorganizzando processi, competenze e modelli di lavoro

AI, le aziende italiane accelerano ma senza strategia© Shutterstock

L’intelligenza artificiale entra sempre più nelle aziende italiane, ma la sua diffusione corre più veloce della capacità organizzativa di gestirla. È questo il quadro che emerge dall’Osservatorio Hr Innovation Practice del Politecnico di Milano, secondo cui il 44% dei lavoratori utilizza le nuove tecnologie. Si tratta di 12 punti percentuali in più rispetto al 2024. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, l’uso dell’AI resta limitato ad attività operative e ripetitive, senza una vera trasformazione del lavoro o dei modelli organizzativi.

Secondo la ricerca, realizzata su un campione di 222 manager Hr e 1.500 lavoratori con Ipsos Doxa, le nuove tecnologie vengono impiegate soprattutto come assistenti per automatizzare compiti standard. Il risultato è un risparmio medio di circa 30 minuti al giorno per lavoratore. Ma solo il 9% delle aziende gestisce questo tempo liberato in modo strutturato, trasformandolo in nuove attività, innovazione o crescita della produttività.

I dati sulla diffusione dell’intelligenza artificiale

Per Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio, il problema principale dell’AI al lavoro non è la sostituzione immediata dell’uomo, quanto piuttosto il rischio di sottovalutare la profondità del cambiamento. Le imprese italiane, osserva Corso, continuano a vedere l’intelligenza artificiale come uno strumento operativo invece che come una leva strategica per ripensare processi, competenze e organizzazione del lavoro.

I dati mostrano infatti che solo un’azienda su quattro ha iniziato a riprogettare i processi integrando l’AI, mentre appena il 20% dichiara che questa tecnologia abbia già modificato il proprio business. Ancora più limitata è la capacità di creare nuovi servizi o nuove fonti di ricavo grazie all’intelligenza artificiale.

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Parallelamente cresce l’utilizzo spontaneo di strumenti esterni alle piattaforme aziendali. Il 34% dei dipendenti usa applicazioni AI non approvate dall’organizzazione e oltre la metà combina software aziendali con strumenti esterni. Una tendenza che aumenta i rischi legati alla sicurezza dei dati e alla privacy.

Il nodo centrale resta però quello delle competenze. Solo il 15% delle imprese ritiene di possedere le capacità necessarie per accompagnare l’evoluzione dei ruoli professionali, mentre meno della metà è consapevole della necessità di riqualificare parte della forza lavoro nel breve periodo.

Nel frattempo, il mercato del lavoro italiano non mostra ancora effetti sistemici negativi sull’occupazione. Anzi, secondo il Politecnico di Milano, crescono i profili junior in alcune aziende, in controtendenza rispetto agli Stati Uniti, dove l’automazione sta già riducendo molte posizioni entry-level. Tuttavia, senza investimenti in formazione e governance, il rischio è che le imprese italiane arrivino impreparate alla trasformazione del lavoro guidata dall’intelligenza artificiale.

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