La creatività d’impresa sta entrando in una fase in cui il problema non sarà più soltanto produrre più idee, più in fretta. La vera partita sarà capire chi crea, chi decide, chi risponde del risultato e come si distribuisce il valore quando nel processo entrano sistemi di Agentic AI capaci di agire con crescente autonomia.
È questo il punto più rilevante che emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Futures | Sense Making by System Thinking del Politecnico di Milano, presentata oggi e dedicata a come il lavoro creativo potrà essere organizzato e svolto nel 2035. L’indagine non descrive un futuro inevitabile, ma costruisce scenari utili a imprese, manager e professionisti per orientare le scelte di oggi.
Il messaggio è netto: l’Intelligenza Artificiale non si limiterà a rendere più efficienti le attività creative. Potrà spostare i confini tra ruoli, competenze e responsabilità, trasformando la creatività in un processo più distribuito, interdisciplinare e meno centrato sulla figura del singolo autore.
Agentic AI e mestiere creativo: cosa cambia
Nel breve periodo, i sistemi intelligenti aiuteranno professionisti e organizzazioni a sviluppare idee più rapidamente, generare alternative, simulare scenari, preparare prototipi e prendere decisioni più informate. È la dimensione dell’augmentation, in cui la tecnologia potenzia il ciclo creativo senza modificarne del tutto la struttura.
Il passaggio più delicato, però, riguarda la fase successiva. Nei futuri delineati dall’Osservatorio, l’Agentic AI non sarà solo uno strumento operativo, ma un elemento capace di cambiare l’architettura del lavoro creativo. Idee, contenuti e progetti potranno nascere dal contributo combinato di persone, piattaforme, dati e sistemi intelligenti. La proprietà creativa e la responsabilità, di conseguenza, non saranno più concentrate in un solo soggetto.
Le slide della presentazione sintetizzano questo scenario con il concetto di Distributed Authorship: l’autorialità diventa una rete, con implicazioni su originalità, proprietà intellettuale e accountability. Nella stessa cornice si colloca la Systemic Creativity, rappresentata come l’incrocio tra design, etica, emozione e cultura.
Autorialità condivisa e organizzazioni creative
Per le aziende, la conseguenza è soprattutto organizzativa. Il vantaggio competitivo non dipenderà soltanto dall’accesso alla tecnologia, ma dalla capacità di costruire ecosistemi in cui competenze diverse lavorino insieme. Il lavoro creativo tenderà così a diventare più collaborativo e interdisciplinare, con confini meno netti tra ruoli, professioni e responsabilità.
È un cambio di prospettiva che riguarda anche il modo in cui viene misurato il valore. Oggi la tecnologia viene spesso letta come acceleratore: riduce i tempi, automatizza attività ripetitive, aumenta la capacità di produrre varianti e contenuti. Nell’orizzonte del 2035, invece, la questione si sposta anche sulla qualità dell’esperienza creativa.
Secondo Claudio Dell’Era, direttore dell’Osservatorio, l’Intelligenza Artificiale cambierà “non solo il processo creativo, ma anche il modo in cui la creatività genera valore”. È uno dei pochi passaggi del materiale che vale la pena mantenere in forma diretta, perché chiarisce il punto economico della trasformazione: la posta in gioco non è solo l’efficienza, ma la ridefinizione del valore prodotto.
Meno velocità, più esperienza
Il lavoro creativo non sarà valutato solo in base alla rapidità con cui produce risultati. Conteranno anche la capacità di generare apprendimento, coinvolgimento, relazioni ed esperienze significative per chi crea e per chi riceve il risultato.
Più aumenterà la capacità dei sistemi intelligenti di svolgere attività creative, più diventerà importante ciò che resta specificamente umano. Nei futuri immaginati dall’Osservatorio, persone e AI collaboreranno in modo continuo, definendo tempi, priorità e modalità di sviluppo. Ma proprio la delega alle tecnologie renderà più preziose le capacità di interpretare, emozionarsi, costruire relazioni e attribuire significato alle esperienze.
Nel lavoro creativo del 2035, il punto non sarà quindi stabilire se l’AI sostituirà l’intuizione umana, ma come imprese e professionisti sapranno governare processi più ibridi, distribuiti e meno lineari.
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