Classificazione predittiva: come le aziende usano l’AI per selezionare clienti e ridurre i rischi

Classificazione predittiva: come le aziende usano l’AI per selezionare clienti e ridurre i rischi© Shutterstock

Negli ultimi anni le imprese di molti settori — fra le quali ci sono banche, assicurazioni, e‑commerce e telecomunicazioni — stanno sempre più affidandosi a tecniche di classificazione predittiva basate sull’intelligenza artificiale e sul Machine Learning. Lo scopo è selezionare meglio i clienti, prevedere rischi – come possono essere insolvenza, frodi, abbandoni e reclami -, ottimizzare l’offerta e ridurre costi. Ma quali metodi si usano, quali sono i benefici e i pericoli?

Si tratta di un sottoinsieme del Machine Learning supervisionato. In questo contesto, un modello viene addestrato su dati storici in cui sappiamo a quale classe appartiene ciascuna osservazione. Per fare un esempio, basti pensare il  cliente solvibile in contrapposizione al cliente in default; l’alto rischio fraudolento  contro il basso rischio, il cliente che probabilmente abbandona in contrapposizione a  quello fedelecliente. Il modello impara le caratteristiche predittive che distinguono le classi e poi usa questi indicatori per classificare nuovi casi.

Che cos’è la classificazione predittiva

Fra le caratteristiche chiave c’è la feature engineering, che consiste nella selezione e nella costruzione delle variabili rilevanti (finanziarie, comportamentali, demografiche, dati esterni); la gestione dell’imbalance fra le classi: spesso le classi rischiose sono minoritarie, il che può rendere il modello sbilanciato verso la classe dominante.

Inoltre c’è una valutazione che avviene tramite metriche appropriate: oltre all’accuratezza globale, si guardano precision, recall, sensibilità/specificità, AUC‑ROC; e si punta all’interpretabilità e alla trasparenza, perché in certi settori – come quelli della finanza e delle assicurazioni – è importante capire perché il modello classifica in un certo modo, se accade per motivi di regolamentazione, fiducia, responsabilità.

Come si usa la classificazione predittiva per selezionare clienti

Selezionare clienti implica decidere a chi concedere credito, quali sono i clienti target per le offerte di marketing, a quali concedere condizioni migliori o quelli che è meglio evitare perché il rischio è troppo alto.

Uno studio recente applicato a piccole imprese italiane ha confrontato vari modelli di ML con il classico approccio di regressione logistica per la previsione del default. I risultati mostrano che i metodi utilizzati dall’AI tendono a superare la logistic regression in termini di errori globali, ma rimane competitiva, soprattutto se si dà importanza a sensibilità e specificità, interpretabilità e semplicità. Un articolo pubblicato nel 2024, dal titolo “Can we trust machine learning to predict the credit risk of small businesses?” ha dimostrato che su dataset di lending per piccole imprese, il Machine Learning supera i modelli tradizionali quando l’informazione disponibile è limitata.

Alcune compagnie assicurative stanno usando modelli di classificazione predittiva per stimare condizioni di salute,  analizzare questionari sanitari automaticamente e attribuire premi più personalizzati. Nel settore assicurativo si usano anche dati geospaziali, fattori ambientali e altre variabili non tradizionali per classificare rischi come incendi boschivi, danni da eventi naturali e – per esempio – calcolare correttamente le polizze catastrofali. È importante che i modelli di classificazione siano interpretabili per la fiducia del cliente e per il rispetto delle norme regolatorie.

Le imprese usano modelli predittivi per capire quali clienti probabilmente abbandoneranno, quali risponderanno positivamente a certe offerte, per chi vale la pena rischiare in termini di sconto/promozione, e chi no. Anche nel commercio al dettaglio,il retail, l’analisi comportamentale viene usata per segmentare i clienti e la classificazione predittiva può servire per selezionare target per campagne con minor rischio di inefficacia.

Grandi operatori come Mastercard stanno usando l’AI per il rilevamento delle frodi sulle transazioni: assegnando punteggi di rischio in tempo reale, analizzando pattern di comportamento, caratteristiche dell’utente, cronologia, anomalie comportamentali (come il modo di digitare, l’uso dei dispositivi) per identificare transazioni sospette in frazioni di secondo. Sistemi anti‑riciclaggio, screening delle transazioni, monitoraggio di anomalie nel pagamento (outlier detection) sono altri esempi pratici.

Classificazione predittiva: metodi e tecniche comuni

Per realizzare classificazioni predittive efficaci le aziende e i ricercatori usano vari metodi, ognuno con punti di forza e limiti. I modelli statistici classici utilizzano regressione logistica, discriminant analysis, modelli probit. Sono interpretabili, relativamente semplici da implementare, richiedono meno dati e sono più facili da spiegare ai regolatori. Però possono essere meno precisi su dataset complessi, grande volume e pattern non lineari.

I metodi di Machine Learning più avanzati – come Random Forest, Gradient Boosted Trees, reti neurali, SVM – attengono spesso performance migliori, specialmente nel riconoscere pattern complessi, ma richiedono più dati, calcolo, possono essere meno interpretabili.

Le tecniche di selezione delle feature si servono dell’eliminazione di variabili ridondanti, tecniche L1 penalizzate, dell’eliminazione ricorsiva tramite Random Forest, di misure di importanza per le variabili. Questo aiuta a migliorare l’efficacia, ridurre il rischio di overfitting, ad aumentare l’interpretabilità.

La gestione del bilanciamento delle classi si basa su oversampling, undersampling, tecniche come SMOTE, regolazione della soglia di classificazione per massimizzare sensibilità e specificità piuttosto che ottenere solo accuratezza.

Gli Explainable AI sono modelli che permettano di spiegare perché un’osservazione è stata classificata in un certo modo, tramite regole, grafici, contributo delle feature, per il rispetto delle normative e per la fiducia delle parti interessate.

Quali sono i benefici per le aziende

L’adozione della classificazione predittiva con l’AI porta una serie di benefici tangibili. Tra questi c’è la riduzione del rischio finanziario, con minori perdite per crediti inesigibili, frodi, default. Inoltre si sceglie più accuratamente chi può avere credito e a quali condizioni.

Si ottiene una maggiore efficienza operativa attraverso l’automatizzazione delle decisioni, la riduzione del tempo di analisi, meno errori manuali, la riduzione dei costi di gestione del rischio. Inoltre si ha una personalizzazione e un targeting migliore: offerte più pertinenti, politiche di prezzo differenziate basate sul profilo di rischio, campagne marketing più efficaci, incremento del tasso di conversione.

Si ha anche una customer experience migliore. Clienti con un basso rischio possono avere processi più snelli, clienti rischiosi vengono gestiti in modo più attento, ma in generale ci può essere un miglior equilibrio fra costi del servizio e rischio.

Si può migliorare anche in termini di conformità normativa e trasparenza. In settori regolamentati, l’uso di modelli ben documentati, interpretabili e trasparenti aiuta a soddisfare obblighi regolatori e a ridurre il rischio reputazionale.

Limiti e rischi della classificazione predittiva

Chi usa la classificazione predittiva deve fare attenzione ai bias e a agli episodi di discriminazione. Se i dati storici riflettono discriminazioni pregresse, il modello può perpetuarle o amplificarle. Si è così manifestata l’esigenza di fairness, verifiche, giustificazione morale e legale delle classificazioni.

I modelli più complessi possono essere meno trasparenti. In alcuni contesti, come il credito al consumo o assicurazioni, è richiesto spiegare decisioni avverse. I black‑box rischiano resistenze regolatorie o problemi legali.

L’uso di dati sensibili, personali, comportamentali, esterni (social media, telefonia, geolocalizzazione) può essere soggetto a regolamenti che impongono limiti e obblighi.

I modelli che performano bene su dati storici, ma male su dati nuovi hanno bisogno di una validazione robusta, di test fuori campione e di un monitoraggio continuo. Servono, quindi, un’infrastruttura dati adeguata, competenze, investimenti iniziali. Successivamente il modello richiede di essere aggiornato, monitorato e di una governance.

Best practices per implementare la classificazione predittiva con successo

Da case studies e letteratura emergono alcune pratiche raccomandate quando si vuole fare una classificazione predittiva efficace. Prima di tutto bisogna definire chiaramente l’obiettivo di business. Che cosa si vuole ottenere con la classificazione? Riduzione del default? Miglioramento del targeting? Abbandono dei clienti? Il modello deve essere tarato sugli obiettivi concreti.

Si devono raccogliere dati di buona qualità: puliti, completi, aggiornati, con variabili che abbiano senso per il problema. A volte è necessario integrare i dati interni ed esterni. Inoltre bisogna gestire il problema delle classi sbilanciate, con tecniche statistiche o di data science, scegliendo bene la soglia di decisione e metriche appropriate.

La validazione deve essere rigorosa. Bisogna suddividere i dati in training, validation e test set; validare su dati reali, su popolazioni diverse e monitorare le performance nel tempo. Inoltre servono trasparenza e interpretabilità, utilizzando modelli che permettano spiegazioni (feature importance, regole, modelli ibridi), comunicando com’è fatto il modello e perché prende certe decisioni.

In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale deve essere etica e sostenibile, è necessario avere una policy di gestione del rischio, controlli sulla qualità dei dati, auditing dei modelli, compliance con privacy e regolamenti finanziari. Inoltre serve un monitoraggio continuo e adattarsi ai cambiamenti. Stiamo parlando di nuove condizioni economiche, normative, comportamenti dei clienti. I modelli devono essere rivisti, i dati aggiornati, le performance rivalutate.

Implicazioni etiche e normative da non sottovalutare

Oltre ai rischi operativi e tecnologici, ci sono rilevanti implicazioni etiche e regolatorie. Uno dei problemi più grandi riguarda la privacy dei dati e il consenso. L’uso di dati personali sensibili, la profilazione, le informazioni geografiche e/o comportamentali richiedono il rispetto di regolamenti come il GDPR in Europa e l’obbligo di trasparenza verso gli utenti.

Inoltre bisogna evitare che certi gruppi siano sfavoriti, a causa di dati storici discriminatori o proxies impliciti che introducono disparità. È necessario verificare che non ci siano bias nei modelli, testare l’equità, adottare metriche di fairness.

In molti ordinamenti,oltretutto, un cliente ha il diritto di sapere perché è stato rifiutato o perché gli è stato assegnato un tasso più alto. Modelli troppo complessi o black‑box complicano questo aspetto. Errori, decisioni sbagliate, discriminazioni, violazioni della privacy possono portare a multe, contenziosi, danni reputazionali.

In conclusione, la classificazione predittiva basata su l’AI e il Machine Learning è diventata una leva strategica fondamentale per le imprese che vogliono selezionare clienti in modo più efficiente, ridurre rischi finanziari e ottimizzare costi e redditività. Quando ben progettata, implementata e governata, essa offre miglioramenti misurabili in accuratezza decisionale, tempi di risposta, targetizzazione e margini.

Tuttavia, non è una soluzione che funziona sempre e a prescindere. Richiede dati di qualità, attenzione all’imparzialità dei modelli, trasparenza, capacità di adattamento continuo, risorse adeguate. Le aziende che riescono a bilanciare innovazione, efficacia, regole etiche e conformità normativa sono quelle più probabilmente in grado di trarre vantaggio duraturo da queste tecnologie.

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