Hollywood si compatta contro la fusione tra Paramount Skydance e Warner Bros. Discovery, al centro di un accordo da 111 miliardi di dollari destinato a ridisegnare gli equilibri dell’industria audiovisiva globale. Più di mille tra attori, registi, produttori e sceneggiatori hanno firmato una lettera aperta per esprimere una “opposizione inequivocabile” all’operazione, denunciando i rischi per il settore.
Tra i firmatari figurano nomi di primo piano come Jane Fonda, Joaquin Phoenix, Glenn Close, Ben Stiller, Denis Villeneuve e Yorgos Lanthimos, segno di una mobilitazione ampia e trasversale. Nel documento, il punto centrale è la critica alla crescente concentrazione del mercato. Secondo i firmatari, la fusione finirebbe per rafforzare un sistema già dominato da pochi grandi Gruppi, con effetti diretti su concorrenza e pluralità. Le conseguenze indicate sono chiare: meno opportunità per i creatori, meno posti di lavoro, costi più alti e una scelta più limitata per il pubblico.
Le preoccupazioni riguardano anche l’impatto concreto sulla produzione. Il timore è che il consolidamento porti a tagli, duplicazioni e a una maggiore centralizzazione delle decisioni, riducendo lo spazio per progetti indipendenti e produzioni di fascia media. In questo scenario, il numero dei grandi studios statunitensi si ridurrebbe da cinque a quattro, aumentando ulteriormente il peso dei grandi conglomerati nella definizione dell’offerta cinematografica e televisiva.
La risposta di Paramount
Di fronte alle critiche, Paramount ha difeso l’operazione sottolineando che nasce in un momento di forte trasformazione del settore e punta a rafforzare l’industria. Secondo la società, la fusione permetterebbe di unire risorse complementari, sostenere idee ambiziose e offrire più opportunità ai talenti, ampliando la capacità produttiva.
Tra gli obiettivi indicati c’è anche quello di arrivare a 30 film all’anno destinati alle sale, mantenendo identità distinte per gli studios coinvolti. Resta però aperto il confronto con una parte rilevante di Hollywood, che continua a vedere nell’operazione un rischio per l’equilibrio economico e creativo dell’intero settore.
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