La Corte di Giustizia dell’Unione europea ha respinto il ricorso di Meta contro il regolamento dell’Agcom sull’equo compenso agli editori per l’utilizzo online dei contenuti giornalistici. La decisione conferma che gli Stati membri possono prevedere una remunerazione a favore degli editori quando le piattaforme digitali utilizzano le loro pubblicazioni.
Secondo i giudici europei, la normativa italiana è compatibile con la direttiva europea sul diritto d’autore nel mercato digitale del 2019. La Corte ha chiarito che l’equa remunerazione è legittima purché rappresenti il corrispettivo economico per l’autorizzazione all’uso dei contenuti e purché gli editori restino liberi di concedere gratuitamente tale utilizzo oppure di negarlo.
La sentenza nasce dal ricorso presentato da Meta Platforms Ireland contro una decisione dell’Agcom contestata davanti al Tar del Lazio. L’azienda sosteneva che il sistema italiano violasse sia la normativa europea sul copyright sia la libertà d’impresa.
Meta, editori e Corte Ue: cosa cambia
La Corte ha riconosciuto anche la legittimità degli obblighi imposti alle piattaforme durante le trattative con gli editori. I gestori digitali devono infatti negoziare senza limitare la visibilità dei contenuti giornalistici e devono mettere a disposizione i dati necessari per determinare il valore economico delle pubblicazioni online.
Per i giudici europei queste misure rappresentano una limitazione della libertà d’impresa, ma risultano “giustificate e proporzionate” perché servono a garantire un equilibrio tra mercato digitale, diritto d’autore e pluralismo dell’informazione. La sentenza conferma inoltre il ruolo dell’Agcom nella definizione dei criteri per il calcolo dell’equo compenso e nei controlli sulle piattaforme digitali.
La soddisfazione di Fieg e Agcom
La decisione è stata accolta con favore dalla Fieg, la Federazione italiana editori giornali, che ha parlato di “grande soddisfazione” per il riconoscimento della compatibilità della normativa italiana con il diritto europeo. Anche i commissari dell’Agcom hanno definito la sentenza un passaggio importante per la costruzione di “un ecosistema digitale più equilibrato”, nel quale trovino tutela i diritti degli editori e la sostenibilità dell’informazione.
Meta, invece, ha sottolineato un altro passaggio della decisione: secondo la Corte non può essere imposto alcun pagamento quando una piattaforma decide di non utilizzare pubblicazioni giornalistiche. Il Gruppo ha fatto sapere che esaminerà integralmente la sentenza e che collaborerà quando la questione tornerà davanti ai tribunali italiani.
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