L’Unione europea (Ue) apre un nuovo fronte con Google. Bruxelles impone al gruppo di rendere Android più accessibile agli assistenti di intelligenza artificiale concorrenti e di condividere parte dei dati di Search con i motori alternativi. Le decisioni rientrano nel quadro del Digital Markets Act e puntano a rafforzare la concorrenza nei servizi digitali.
La prima misura riguarda gli smartphone. Da luglio 2027, Google dovrà consentire alle AI rivali di accedere a 11 funzioni chiave di Android, oggi utilizzabili in modo più completo da Gemini, l’assistente del Gruppo. Per gli utenti significherà poter scegliere un assistente alternativo come predefinito, attivarlo con comandi vocali e usarlo anche mentre altre app sono aperte.
La Commissione europea vuole evitare che il controllo del sistema operativo dia a Google un vantaggio competitivo automatico. Gli assistenti concorrenti dovranno poter operare su un piano più vicino a quello dei servizi del Gruppo, nel rispetto delle garanzie su sicurezza, privacy e integrità dei dispositivi.
La seconda decisione riguarda le ricerche online. Da gennaio 2027, Google dovrà condividere con i motori concorrenti alcuni dati raccolti tramite Search, inclusi quelli utili a capire quali risultati vengono scelti dagli utenti e quali pagine vengono ignorate. La misura si estende anche ai chatbot basati sull’AI dotati di funzionalità di ricerca.
Google contesta le decisioni, sostenendo che l’apertura di Android e la condivisione dei dati possano creare rischi per la privacy e la sicurezza degli utenti europei.
YouTube, la responsabilità sui creator
In parallelo, la Corte di giustizia dell’Ue ha dato ragione all’Agcom nel contenzioso sulla multa da 750 mila euro inflitta nel 2022 a Google Ireland per video pubblicati su YouTube che promuovevano il gioco d’azzardo online, in violazione della normativa italiana.
Secondo i giudici, se la piattaforma esamina un canale prima di un accordo commerciale con il creator e ricava entrate dai contenuti, non può essere considerata un semplice intermediario passivo. In questi casi può quindi essere chiamata a rispondere dei contenuti pubblicati.
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