Generali prima, cresce Intesa Sanpaolo: la classifica dei brand italiani per valore

Nel report Brand Finance Italy 100 2026 sui 100 marchi italiani che valgono di più al mondo, Ferrari completa il podio. Banche e utility crescono, mentre Gucci e Prada calano. Exploit di Miu Miu

Nel report Brand Finance Italy 100 sui brand italiani per valore, il 2026 segna una crescita limitata all’1%, frenata soprattutto dal comparto moda. La classifica misura il valore economico dei brand sulla base di immagine, reputazione e performance finanziaria.

Il valore complessivo cresce dell’1%, segnale di un anno complesso e disomogeneo. Al vertice si conferma Generali, con un valore del brand pari a 15,8 miliardi di euro (+4%). Alle sue spalle resta Ferrari, seconda con 12,5 miliardi, mentre Intesa Sanpaolo sale al terzo posto con 10,8 miliardi e una crescita dell’11%, tra le più rilevanti dell’anno.

Chi cresce: banche e utility trainano i brand italiani

Sono soprattutto alcuni settori a sostenere la dinamica complessiva. Il comparto bancario mostra i segnali più vivaci: oltre a Intesa Sanpaolo, Unicredit cresce del 16% e rientra nella top 10.

Andamento positivo anche per le utility, con Enel in aumento del 9% fino a 10,4 miliardi di euro, consolidando la quarta posizione. Crescono inoltre diversi marchi del settore alimentare, confermando la solidità del comparto.

Gucci e Prada in calo, sorprende Miu Miu

Il principale elemento di debolezza arriva dalla moda, il comparto più rilevante della classifica dei brand italiani per valore. Gucci perde posizioni e scivola dal terzo al quinto posto, mentre Prada registra una riduzione del valore a doppia cifra. Il calo è legato a un indebolimento della forza dei brand e alla minore capacità di influenzare le scelte dei consumatori, in un contesto globale più complesso per il lusso.

In controtendenza emerge però Miu Miu, che segna la performance più brillante dell’intero report, guadagnando 29 posizioni nella classifica. Il quadro complessivo è quello di un sistema a due velocità: settori in crescita compensano solo in parte la frenata della moda, lasciando la crescita complessiva dei brand italiani su livelli contenuti.

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