AI e marketing: per Capgemini entusiasmo alto, impatto (ancora) limitato

Solo il 7% dei Cmo vede un miglioramento concreto grazie all’intelligenza artificiale. Le nuove sfide richiedono un cambio di rotta strategico

AI e marketing: per Capgemini entusiasmo alto, impatto (ancora) limitatoIllustrazione generata con intelligenza artificiale tramite ChatGpt/Dall·E (OpenAI)

Il nuovo Cmo Playbook del Capgemini Research Institute evidenzia come il marketing sia a un bivio. A fronte di budget ridotti e minore peso strategico, cresce la pressione sui Chief Marketing Officer (Cmo): quasi il 70% ritiene che l’AI agentica sarà trasformativa, ma solo il 7% vede già risultati concreti.

Nonostante 7 aziende su 10 utilizzino la GenAI, l’impatto è ancora limitato: solo il 15% dei responsabili marketing riesce ad automatizzare attività a basso valore, e appena il 18% dichiara di personalizzare efficacemente l’esperienza cliente. Il marketing resta schiacciato da operazioni manuali, sottraendo tempo alla costruzione del brand e all’innovazione.

Cmo e Cio, alleanza necessaria per l’AI nel marketing

Il report segnala inoltre come meno del 40% dei Cmo abbia controllo diretto sui budget martech: per questo, la collaborazione con i Cio diventa decisiva per integrare dati, tecnologie e strategia cliente. Secondo Umberto Larizza, Managing Director di Capgemini Invent Italia, serve una ridefinizione profonda: «I Cmo devono guidare la crescita in un futuro AI-centric, costruendo strutture marketing end-to-end».

Privacy, etica e fiducia nei sistemi autonomi restano ostacoli alla diffusione dell’AI agentica, mentre solo il 24% dei team lavora con Kpi condivisi tra marketing e vendite. Servono quindi nuovi modelli operativi e competenze in AI, etica e business strategy, per riportare il marketing al centro della trasformazione aziendale.

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