L’arresto del presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte delle forze armate statunitensi ha inevitabilmente catalizzato l’attenzione mediatica a livello globale, ma non ha scosso i mercati come si poteva immaginare. L’impatto sugli asset venezuelani è stato limitato, con un rialzo iniziale delle obbligazioni del Paese, ma senza conseguenze rilevanti sui portafogli. A pesare è il ruolo ormai marginale del Venezuela nell’economia globale: oggi produce meno dell’1% del petrolio mondiale, dopo anni di crisi e mancanza di investimenti.
Le reazioni dei mercati all’arresto di Maduro
La reazione dei mercati globali è stata complessivamente moderata. Secondo Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm, il prezzo del petrolio ha registrato una leggera flessione sulla base delle aspettative di un possibile aumento futuro della produzione venezuelana, in caso di un maggiore coinvolgimento statunitense. Ma al momento l’attenzione degli investitori resta concentrata su altri fattori: intelligenza artificiale, politica monetaria e crescita Usa guidano le strategie di portafoglio per il 2026.
Una delle ragioni alla base della reazione contenuta è che gli asset venezuelani non sono presenti nei principali indici finanziari internazionali, e il Paese ha ormai perso peso come produttore di energia. Gli investitori, osserva Flax, hanno imparato a non reagire in modo impulsivo agli eventi geopolitici, un approccio che negli ultimi anni si è dimostrato efficace.
I consigli agli investitori, tra euforia e cautela
Il consulente finanziario Giuseppe Carcelli racconta invece a Business People quanto accaduto nelle prime ore successive alla notizia: «Nel primo giorno di Borsa aperta, il mio telefonino era bollente: molti clienti mi chiamavano chiedendo di comprare titoli energetici, petroliferi, ed energia americana. Nel primo giorno, il mercato ha registrato un +10%, ma al secondo giorno di Borsa aperta, quegli stessi titoli sono calati del 10%”. Una reazione emotiva e poco fondata, spiega, che si è rivelata controproducente.
Carcelli mette in guardia dalla tentazione di trasformare il settore energia in una scommessa di breve periodo: «Il settore energetico non è un casinò, dove poter puntare i propri soldi per avere il triplo in una settimana. È un settore elefantiaco, molto lento storicamente». Il consiglio, in un contesto così incerto, è semplice ma concreto: «Non seguite i titoli dei telegiornali, non seguite gli spot. Seguite i vostri obiettivi, seguite i vostri bisogni».
Geopolitica, tensioni e incognite sul lungo periodo
Flax, dal canto suo, invita a guardare alle implicazioni geopolitiche più ampie. Se il governo venezuelano dovesse allinearsi agli interessi Usa, Washington potrebbe considerare questa strategia un modello per rafforzare la propria influenza nella regione. Ma il rischio è che questo implichi un disimpegno da altre aree strategiche, come l’Asia, aumentando le tensioni globali. Non a caso, i mercati taiwanesi hanno reagito positivamente al nuovo equilibrio di forze emerso dopo la cattura di Maduro.
In definitiva, il messaggio che arriva da entrambi gli esperti è chiaro: la cautela è ancora la miglior strategia.
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