UniCredit, Orcel rilancia: la fusione con Commerzbank vale 21 miliardi

Il piano del Gruppo italiano stima ricavi fino a 45 miliardi e una forte espansione in Germania, ma governo e banca tedesca restano contrari all’operazione

UniCredit, Orcel rilancia: la fusione con Commerzbank vale 21 miliardi© Photo by Emanuele Cremaschi/Getty Images

UniCredit torna all’attacco su Commerzbank e lo fa puntando sui numeri. L’amministratore delegato Andrea Orcel ha rilanciato il progetto di integrazione, sostenendo che la fusione potrebbe generare fino a 21 miliardi di utili netti al 2030 e ricavi complessivi nell’ordine dei 45 miliardi, ridisegnando gli equilibri bancari europei.

Il piano si inserisce nel percorso dell’Ops che partirà il 5 maggio, con l’obiettivo di rafforzare la presenza del Gruppo in Germania e costruire un player paneuropeo di primo piano. Tuttavia, sullo sfondo restano forti resistenze politiche e industriali.

Le stime elaborate dal Gruppo indicano un significativo miglioramento degli indicatori chiave in caso di integrazione. Il progetto prevede un rapporto costi/ricavi in calo fino al 30% e una redditività (RoTE) che potrebbe superare il 25% entro il 2030.

Nello scenario stand alone, Commerzbank arriverebbe comunque a circa 6 miliardi di utili nel 2030, ma è con la fusione che emergono le maggiori sinergie, stimate in circa 3 miliardi. L’obiettivo è la creazione di un campione paneuropeo, con la Germania destinata a diventare il primo mercato del gruppo e un focus su famiglie e medie imprese.

Le critiche a Commerzbank e la strategia Unlocked

Alla base dell’offensiva di Orcel c’è una valutazione critica dell’attuale andamento della banca tedesca. Secondo UniCredit, Commerzbank presenta una crescita debole, una redditività inferiore ai concorrenti e una forte esposizione a fattori macroeconomici.

Il piano Unlocked punta a una trasformazione strutturale, intervenendo su efficienza operativa, allocazione del capitale e investimenti in tecnologia e intelligenza artificiale, con l’obiettivo di migliorare competitività e profittabilità nel lungo periodo. Sul fronte occupazionale, il Gruppo italiano ridimensiona le preoccupazioni: gli esuberi sarebbero meno della metà dei 15 mila ipotizzati e gran parte dei risparmi deriverebbe da attività non core.

Berlino dice no all’operazione

Nonostante le ambizioni industriali, il progetto incontra una forte opposizione. Il governo tedesco, che detiene il 12,72% di Commerzbank, ha ribadito la contrarietà a un’acquisizione ritenuta ostile. Anche la banca tedesca respinge l’approccio di UniCredit, parlando di “tattiche ostili e fuorvianti” e difendendo la solidità del proprio piano strategico.

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