Unicredit ha depositato un ricorso al Consiglio di Stato per chiedere l’annullamento integrale delle condizioni imposte dal decreto golden power in relazione all’Offerta pubblica di scambio (Ops) su Banco Bpm. La decisione arriva dopo la sentenza del Tar del Lazio dello scorso luglio, che aveva accolto parzialmente l’istanza della banca, annullando due dei quattro vincoli previsti nel provvedimento.
Il ricorso è stato approvato dal consiglio di amministrazione riunito in via straordinaria. Secondo fonti vicine al gruppo riportate dai quotidiani di oggi, l’iniziativa intende fare piena chiarezza giuridica sul provvedimento, alla luce delle normative nazionali ed europee. La questione resta aperta anche in vista di future operazioni nel settore, sempre più influenzate da valutazioni regolamentari e di contesto.
L’oggetto del contenzioso
Il Tar aveva rimosso le disposizioni relative alla durata del divieto di modificare il rapporto tra finanziamenti e depositi e all’obbligo di mantenere invariato il portafoglio di project finance. Restano invece valide le misure che riguardano l’uscita dal mercato russo e il mantenimento degli investimenti nei titoli italiani di Anima, la società di gestione controllata da Banco Bpm.
Secondo Unicredit, il provvedimento, anche se parzialmente rivisto, continua a rappresentare un vincolo non allineato con il quadro normativo comunitario. La banca ha sottolineato, già in sede di giudizio amministrativo, il possibile impatto su prerogative regolamentari della Bce e sul principio di autonomia gestionale previsto dalla direttiva Mifid.
La posizione europea sul golden power
Il caso si inserisce in un contesto più ampio, seguito con attenzione dalle istituzioni europee. Il tema del golden power sarà discusso in occasione dell’Eurogruppo, alla presenza dei ministri finanziari dell’area euro. In agenda, anche una riflessione sullo stato dell’Unione bancaria e sugli effetti dei vincoli nazionali nei processi di consolidamento.
La Commissione europea aveva già inviato all’Italia una comunicazione formale a luglio, ritenendo che il decreto potesse risultare non conforme a varie norme comunitarie, tra cui quelle relative alla libera circolazione dei capitali e alla vigilanza bancaria. Il termine per la risposta italiana, inizialmente fissato al 13 novembre, non è considerato perentorio e il dialogo tra le parti è tuttora in corso.
Ue critica Golden Power sull’Ops Unicredit-Banco Bpm: può violare diritto comunitario
Il procedimento al Consiglio di Stato richiederà tempi non brevi: le prime udienze si svolgono in genere a distanza di mesi, e non si escludono ulteriori passaggi, anche a livello comunitario. Il ricorso è da interpretarsi come una richiesta di approfondimento giuridico, senza effetti immediati sull’attuale strategia della banca, che in questa fase non ha in corso nuove iniziative su Banco Bpm.
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