Il confronto tra Unicredit e Commerzbank resta in stallo, con la banca tedesca che respinge l’impostazione dell’offerta pubblica di scambio ma evita una chiusura definitiva. Le distanze tra le parti riguardano sia il merito dell’operazione sia il metodo seguito finora.
Al centro c’è l’operazione con cui Unicredit, guidata da Andrea Orcel, punta a superare il 30% del capitale della banca tedesca. L’obiettivo non è il controllo, ma una maggiore flessibilità nella gestione della quota e l’avvio di un dialogo più strutturato.
Commerzbank contesta però l’intero impianto: le interazioni finora non dimostrano un valore sufficiente rispetto alla strategia autonoma. Inoltre, secondo l’istituto tedesco Unicredit non avrebbe presentato proposte concrete né indicazioni chiare su sinergie o modello di business, limitandosi in larga parte a interlocuzioni orali.
Strategia autonoma e nodo del premio
Tra i nodi principali c’è il tema del prezzo. Secondo la banca tedesca, non è stato offerto un premio adeguato agli azionisti, né condizioni in linea con il mercato. Commerzbank ribadisce quindi la propria strategia stand alone, ritenuta capace di generare valore nel tempo. Parte del potenziale indicato da Unicredit, inoltre, potrebbe essere raggiunto anche senza fusione, evitando i rischi di esecuzione.
L’istituto guidato da Bettina Orlopp presenterà nuovi target l’8 maggio, insieme ai conti trimestrali, per rafforzare questa linea.
Nonostante i toni critici, resta uno spiraglio: Commerzbank si dice disponibile a valutare proposte che creino valore concreto, ma al momento non esiste una soluzione concordata. Unicredit, intanto, ha convocato per il 4 maggio l’assemblea per un aumento di capitale fino a 6,7 miliardi, funzionale all’operazione. L’offerta dovrebbe durare circa quattro settimane, con esiti attesi all’inizio dell’estate.
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