Icop alza del 24,1% l’offerta pubblica di scambio su Trevi, portando da 0,133 a 0,165 azioni Icop il corrispettivo riconosciuto per ogni titolo della società cesenate. La nuova proposta implica una valorizzazione di 5,165 euro per azione Trevi, superiore del 14,8% ai 4,50 euro in contanti messi sul tavolo da Webuild.
L’amministratore delegato di Icop, Piero Petrucco, preferisce parlare di «rimodulazione» più che di rilancio. «Non vogliamo fare una gara di rilanci, ma valutazioni di carattere industriale per creare valore», ha spiegato. Il periodo di adesione viene intanto allungato dal 16 ottobre al 20 novembre, allineandosi alla tempistica dell’offerta concorrente.
Secondo Il Sole 24 Ore di sabato 26 settembre, il controvalore implicito dell’operazione sale così da 273 a circa 340 milioni di euro. L’incremento arriva dopo che il consiglio di amministrazione di Trevi aveva giudicato non conveniente prima la proposta di Icop e successivamente anche l’Opa di Webuild.
La società friulana mantiene invariata l’impostazione industriale dell’operazione. Icop considera l’aggregazione tra due operatori specializzati nelle fondazioni e nell’ingegneria del sottosuolo più adatta a valorizzare competenze e marginalità rispetto all’ingresso di Trevi all’interno di un general contractor.
«Pensiamo che sia dal punto di vista di sistema, sia dal punto di vista della prospettiva di crescita di Trevi sia meglio aggregare due specialisti», ha sottolineato Petrucco. Secondo Icop, una maggiore scala consentirebbe inoltre di destinare più risorse a ricerca e innovazione e di mantenere l’accesso al mercato per gli operatori specializzati.
La nuova proposta implica anche un premio del 49% rispetto al prezzo di Trevi del 26 giugno, pari a 3,467 euro, ultimo riferimento precedente all’annuncio dell’Ops originaria. La competizione con Webuild entra così in una nuova fase, con due offerte dalla struttura diversa: azioni Icop da una parte e 4,50 euro in contanti dall’altra.
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