Trevi respinge l’Opa lanciata da Webuild, giudicando il corrispettivo di 4,50 euro per azione «non congruo» dal punto di vista finanziario e l’offerta «non conveniente» per gli azionisti. La presa di posizione arriva a pochi giorni dall’avvio dell’offerta, previsto per il 28 settembre, e dopo la precedente bocciatura dell’Ops promossa da Icop.
Il Consiglio contesta innanzitutto il premio indicato da Webuild, pari al 29,8%. La percentuale è stata calcolata sul prezzo ufficiale del 26 giugno, ultimo giorno di Borsa prima dell’annuncio dell’offerta di Icop, e secondo Trevi non rifletterebbe né quella successiva operazione né gli effetti del completamento dell’aumento di capitale.
Il nodo delle sinergie nell’Opa Webuild
Un altro punto riguarda il valore che potrebbe nascere dall’integrazione. Il Cda riconosce che le sinergie sono potenzialmente conseguibili, ma osserva che gli azionisti Trevi che aderissero all’Opa, ricevendo soltanto denaro, non parteciperebbero alla creazione di valore successiva all’acquisizione.
Trevi richiama inoltre le proprie prospettive standalone, sostenute dai livelli record di backlog e acquisizione ordini registrati nel primo semestre e dal piano 2026-2029, che prevede crescita di ricavi, Ebitda e generazione di cassa insieme alla riduzione dell’indebitamento. Secondo quanto riportato oggi da Il Sole 24 Ore, il board ha segnalato anche l’assenza, nell’offerta Webuild, di impegni specifici sui livelli occupazionali, sulle sedi estere e sui programmi per le diverse attività del gruppo.
La partita resta quindi aperta tra i due pretendenti. Icop aveva messo sul tavolo un’Ops valorizzata a circa 4,163 euro per azione, mentre l’Opa Webuild implica un controvalore complessivo di circa 280 milioni di euro. Entrambe le proposte sono state giudicate non convenienti dal consiglio di Trevi.
Intanto Webuild ha ottenuto da S&P Global Ratings la conferma del rating BB+ con outlook stabile. Il giudizio dell’agenzia arriva mentre il Gruppo si prepara all’avvio dell’Opa e poggia, tra l’altro, su una liquidità ritenuta adeguata e risultati che restano sui massimi storici, con ricavi per 6,7 miliardi di euro nel primo semestre 2026.
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