Prosegue il sell-off sui titoli di Stato globali, con i rendimenti delle principali scadenze decennali ai livelli più elevati da molti anni. Il Treasury americano si mantiene oltre il 5,2%, sui massimi dal 2007, mentre il Bund tedesco supera il 3,6%, livello che non si vedeva dal 2009. Il Btp italiano si muove invece intorno al 4,6%, con lo spread indicato a 95 punti base.
A spingere nuovamente i rendimenti sono soprattutto le tensioni sull’inflazione, riaccese dal rincaro dell’energia. Il Brent è tornato sopra quota 105 dollari al barile, mentre il Wti ha superato i 92 dollari, in un mercato ancora condizionato dall’incertezza in Medio Oriente. Il rialzo del greggio rafforza le aspettative di politiche monetarie più restrittive, in particolare negli Stati Uniti.
Il petrolio riaccende l’inflazione
Gli operatori attribuiscono ormai una probabilità di circa due terzi a un nuovo rialzo dei tassi della Federal Reserve già a fine ottobre. A sostenere questa prospettiva contribuiscono anche i dati statunitensi: gli ordini di beni strumentali sono cresciuti più delle attese e le aspettative di inflazione dei consumatori hanno registrato un nuovo aumento.
La pressione sui bond si trasmette anche agli altri mercati. Il dollaro si è rafforzato, riportando il cambio con l’euro sotto quota 1,14, mentre l’oro ha perso quasi il 4%, scendendo poco sopra i 4.100 dollari l’oncia. Sul fronte azionario Milano ha chiuso in calo dello 0,21%, Madrid dello 0,51% e Londra dello 0,10%, mentre Francoforte è rimasta sostanzialmente invariata. L’attenzione si sposta ora sui prossimi dati americani sull’inflazione e sul mercato del lavoro, che offriranno nuove indicazioni sulle mosse della Fed e sulla possibilità che la fase di vendite sui titoli di Stato prosegua.
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