Spread in calo: l’Italia esce dalla “periferia d’Europa”

Il differenziale tra i Btp italiani a dieci anni e i Bund tedeschi ha toccato il livello più basso dalla fine del 2009

spread italia e spagnaCr. Shuttershock

Negli ultimi mesi il mercato dei titoli di Stato dell’Eurozona sta registrando un cambiamento significativo che ridisegna le tradizionali categorie di rischio utilizzate dagli investitori. Secondo un’analisi del Financial Times, Italia e Spagna si stanno lasciando alle spalle l’etichetta di “periferia”, grazie a un netto calo dei premi per il rischio rispetto alla Germania, mentre alcune economie storicamente considerate più solide affrontano un crescente scrutinio da parte dei mercati.

I costi di finanziamento dei governi italiano e spagnolo sono scesi ai livelli più bassi degli ultimi 16 anni nel confronto con i Bund tedeschi. In particolare, il rendimento aggiuntivo sui titoli di Stato italiani a dieci anni rispetto a quelli tedeschi, uno degli indicatori più osservati per misurare il rischio sovrano, si è ristretto a circa 0,7 punti percentuali, toccando il minimo dalla fine del 2009. Un risultato che segna una distanza sempre più ridotta da Berlino, riferimento storico per la sicurezza del debito nell’area euro.

Ancora più marcata la traiettoria della Spagna. La forte crescita economica ha contribuito a ridurre lo spread decennale con la Germania a meno di 0,5 punti percentuali, un livello che non si vedeva dal periodo precedente alla crisi dell’Eurozona. All’epoca, gli elevati livelli di debito avevano spinto al rialzo i costi di finanziamento di entrambi i Paesi, alimentando timori sulla tenuta stessa dell’unione monetaria.

Ales Koutny, responsabile dei tassi internazionali della società di gestione Vanguard, sintetizza così il cambiamento in atto: «Stiamo assistendo a una fusione tra la periferia e Paesi precedentemente considerati investimenti più sicuri, come Francia, Belgio e Austria». Koutny aggiunge che «i mercati hanno una memoria lunga ma, con il giusto incentivo, sono anche disposti a voltare pagina».

Parallelamente, il Financial Times evidenzia come alcuni Paesi del cosiddetto “nocciolo” dell’Eurozona stiano affrontando una fase più complessa. In Francia, un ampio deficit di bilancio e le turbolenze politiche hanno spinto i costi di indebitamento al di sopra di quelli spagnoli, nonostante Parigi sia tradizionalmente considerata una delle economie più sicure del blocco. Anche la Germania, di fatto il porto sicuro dell’area euro, è stata oggetto di una rivalutazione da parte dei mercati dopo il lancio di un piano di spesa da 1.000 miliardi di euro, che ha acceso interrogativi sulla dinamica futura del debito.

Le prospettive delineate da Vanguard indicano un’ulteriore compressione degli spread nel corso del prossimo anno. Secondo Koutny, il differenziale italiano potrebbe scendere tra 0,5 e 0,6 punti percentuali rispetto alla Germania, mentre quello spagnolo potrebbe attestarsi tra 0,3 e 0,4 punti percentuali. In un contesto di tassi ancora lontani dall’era dei rendimenti negativi pre e post pandemia, il fatto che Italia e Spagna vengano scambiate sempre più vicino ai titoli considerati più sicuri segnala, per il Financial Times, l’ingresso in un “regime” di mercato profondamente diverso, con implicazioni rilevanti per le strategie di allocazione del capitale a livello globale.

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