Risparmio, cresce la paura di investire degli italiani

L’avversione al rischio tocca 33,6 e quasi il 72% degli investitori ha portafogli poco o per nulla diversificati

Risparmio, cresce la paura di investire degli italiani© Shutterstock

Gli italiani continuano a risparmiare, ma quando si tratta di investire la prudenza raggiunge livelli record. Nel 2026 il 56% riesce a mettere da parte denaro, accantonando in media l’11,9% del reddito, mentre il rapporto tra chi non è disposto a correre rischi finanziari e chi invece lo è è salito a 33,6, contro 20,5 nel 2025 e 8,1 nel 2017. È quanto emerge dall’Indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2026, realizzata da Intesa Sanpaolo con il Centro Einaudi su 1.800 capifamiglia titolari di conto corrente.

Il dato più significativo riguarda proprio il rapporto tra prudenza e composizione degli investimenti. Quasi il 72% di chi investe possiede infatti un portafoglio scarsamente o per nulla diversificato. La ricerca collega questa concentrazione anche alla limitata alfabetizzazione finanziaria: il 45% degli intervistati conosce le azioni, ma soltanto il 7,8% le ha detenute negli ultimi cinque anni e appena il 36% sa che un fondo azionario diversificato è generalmente meno rischioso di una singola azione.

Risparmio e investimenti, perché cresce la prudenza

«Il risparmiatore italiano aborrisce il rischio e questo è dovuto in parte alla carenza di educazione finanziaria», osserva il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro. Tra gli ostacoli all’investimento azionario pesano soprattutto la possibilità percepita di perdere il capitale, indicata dal 78,5% del campione, e la mancanza di esperienza, segnalata dal 60,9%. La prudenza è particolarmente accentuata tra i più giovani. Nella fascia tra 18 e 24 anni il ratio di avversione al rischio arriva a 84, cioè 84 persone contrarie a correre rischi finanziari per ogni favorevole. Il rapporto collega questa cautela agli shock vissuti negli anni della formazione, dalla pandemia al ritorno dell’inflazione fino alle tensioni geopolitiche.

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Qualche cambiamento nella destinazione del patrimonio è comunque in corso. La quota di ricchezza finanziaria lasciata sul conto corrente è scesa dal 68% del 2023 al 50%, mentre avanzano risparmio gestito, piani di accumulo ed Etf. Le obbligazioni sono possedute dal 23,5% degli intervistati e rappresentano mediamente il 26,6% dei portafogli.

La sfida resta aperta

La capacità di accantonare risorse resta sostenuta soprattutto da esigenze di protezione. La prevenzione è la prima motivazione del risparmio, indicata dal 40% degli intervistati, seguita da pensione e casa, entrambe al 19%. La quota destinata espressamente agli investimenti raggiunge invece il 6%. Per Gregorio De Felice, capo economista di Intesa Sanpaolo, le risorse per aumentare gli investimenti sono già disponibili: «Le precondizioni ci sono, perché il risparmio è abbondante. Il tema è come portare il risparmio verso il mercato».

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