Riapre lo Stretto di Hormuz, ma i bond restano sotto pressione

A settembre sono passati almeno 19 carichi di gas naturale liquefatto, contro i 15 di giugno. Energia cara, inflazione e debito pubblico continuano a pesare sui rendimenti.

Guerra in Medio Oriente, l'Ue avverte: Italia tra i Paesi più vulnerabili© Photo by Kaveh Kazemi/Getty Images

La riapertura dello Stretto di Hormuz sta iniziando a favorire la ripresa dei flussi energetici, ma i bond e il mercato obbligazionario globale continuano a mostrare segnali di forte tensione. Il nodo centrale resta l’effetto dei prezzi dell’energia sull’inflazione e, di conseguenza, sulle future decisioni delle banche centrali.

A settembre le spedizioni di gas naturale liquefatto attraverso lo Stretto hanno raggiunto il livello mensile più alto dall’inizio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Sono stati registrati almeno 19 carichi, un dato in crescita rispetto ai 15 di giugno, anche se i livelli restano inferiori a quelli precedenti al conflitto.

Energia e debito tengono sotto pressione i bond

La maggiore operatività dello Stretto di Hormuz non ha tranquillizzato chi opera con i bond sul mercato obbligazionario e non ha però eliminato i rischi legati alla Borsa. Il problema è soprattutto rappresentato dal costo dell’energia. Se petrolio e gas rimangono elevati, l’inflazione potrebbe dimostrarsi più persistente, riducendo lo spazio per eventuali tagli dei tassi o alimentando nuove aspettative di rialzo.

Il 2 ottobre i mercati hanno mostrato qualche segnale di stabilizzazione, con un recupero dei prezzi dei titoli di Stato europei. Tuttavia, i rendimenti restano elevati. Negli Stati Uniti il rendimento del Treasury decennale ha raggiunto livelli che non si vedevano da oltre due decenni, mentre in Europa le differenze tra i rendimenti dei titoli francesi e tedeschi sono tornate sui livelli della crisi del debito dell’eurozona del 2012.

A pesare non è soltanto la situazione geopolitica. Gli investitori guardano anche alla sostenibilità dei conti pubblici e all’aumento dell’offerta di nuovo debito. Il sell-off obbligazionario internazionale è stato alimentato proprio dalla combinazione di inflazione persistente, aspettative sui tassi e timori per l’aumento del debito governativo.

Resta sempre aggiornato con il nuovo canale Whatsapp di Business People
© Riproduzione riservata