Glencore e Rio Tinto sono tornate a discutere di una possibile fusione da 260 miliardi di dollari, che darebbe vita al più grande gruppo minerario del mondo. Dopo un primo tentativo fallito un anno fa, le due società hanno confermato di essere in discussioni preliminari, come riportato dal Financial Times.
L’operazione prevederebbe che Rio Tinto, la più grande tra le due con un valore di 162 miliardi di dollari, acquisisca Glencore, che ne vale circa 100 miliardi.
Il rame spinge il consolidamento del settore
Al centro della strategia c’è il rame, metallo cruciale per la transizione energetica. Il suo utilizzo è destinato a crescere con l’espansione di veicoli elettrici, pannelli solari e intelligenza artificiale, mentre la domanda globale potrebbe superare l’offerta di 10 milioni di tonnellate entro il 2040.
Glencore punta a raddoppiare la produzione a 1,6 milioni di tonnellate annue entro il 2035, anche grazie allo sviluppo della miniera El Pachón in Argentina.
La fusione si inserisce in una fase di forte consolidamento del settore, dopo l’unione tra Anglo American e Teck Resources, e in un quadro geopolitico in cui le materie prime sono tornate a essere leva strategica di potere.Un ostacolo resta il carbone. Rio Tinto ha abbandonato il settore nel 2018, mentre Glencore ha appena separato le sue attività in un’entità con sede in Australia. Secondo alcuni analisti, ciò potrebbe facilitare uno spin-off delle miniere carbonifere.
Permangono anche differenze culturali: Rio Tinto è considerata più conservatrice e prudente, Glencore più aggressiva e flessibile. Una distanza che potrebbe pesare nelle decisioni operative.
© Riproduzione riservata
© Photo by Octavio Passos/Getty Images




