La tecnologia al servizio della semplicità e dell’accessibilità: è questo il principio che ha guidato Arduino fin dalla sua nascita nel 2005 a Ivrea (To), e che continuerà a ispirarla anche ora che entra a far parte del gruppo Qualcomm Technologies, gigante californiano dei semiconduttori.
Fondata all’Interaction Design Institute da Massimo Banzi, insieme a David Cuartielles, Tom Igoe, Gianluca Martino e David Mellis, Arduino si è affermata nel tempo come uno degli emblemi globali del movimento dei maker, grazie alle sue schede open source pensate per la prototipazione rapida, la formazione scolastica e universitaria, e l’accesso democratico alla tecnologia.
Con 33 milioni di utenti attivi nel mondo e una community vivace, Arduino ha attratto Qualcomm, che punta a unire l’accessibilità della piattaforma italiana con la potenza di calcolo e le capacità di intelligenza artificiale dei suoi chip. “È una spinta decisiva al nostro impegno per l’accessibilità e innovazione”, ha dichiarato il Ceo di Arduino Fabio Violante, spiegando che l’operazione permetterà di scalare l’infrastruttura cloud e rafforzare l’attività nel campo dell’Edge AI, ovvero l’intelligenza artificiale eseguita direttamente sui dispositivi locali.
Più risorse, stessa filosofia
Nonostante il passaggio di proprietà, Arduino manterrà il proprio brand, i suoi strumenti e la missione indipendente. Una condizione chiave, sottolineata anche dal cofondatore Banzi, che ha parlato di un’evoluzione nel segno della continuità: “Porteremo nuovi strumenti di intelligenza artificiale alla community, restando fedeli ai valori che ci hanno fatto nascere”.
Con sede legale in Svizzera e il cuore operativo a Torino, dove lavora la maggior parte dei 185 dipendenti (dato 2023), Arduino continuerà a investire in Italia. Solo la nuova scheda, nata in collaborazione con Qualcomm, sarà prodotta in Asia; il resto della produzione rimarrà vicino a Ivrea.
La nuova scheda Uno Q e la visione condivisa
Contestualmente all’annuncio dell’acquisizione, è stato presentato il primo prodotto frutto della nuova sinergia: la Arduino Uno Q, basata sul chip Qualcomm Dragonwing QRB2210. Si tratta di una board con architettura dual brain: un microprocessore compatibile con Linux Debian e un microcontrollore in tempo reale. Ideale per applicazioni che integrano visione, audio e intelligenza artificiale, dalla smart home all’automazione industriale, è anche la prima scheda compatibile con il nuovo Arduino App Lab.
App Lab è un ambiente di sviluppo integrato per lavorare su sistemi real-time, Linux, Python e flussi di AI. Si collega alla piattaforma Edge Impulse, acquisita da Qualcomm insieme a Foundries.io, per semplificare la creazione di modelli di machine learning e favorire la commercializzazione globale di nuove soluzioni intelligenti.
Una transizione strategica e una domanda per l’Europa
Secondo Nakul Duggal, General Manager per Automotive, Industrial ed Embedded IoT di Qualcomm, “con le acquisizioni di Foundries.io, Edge Impulse e ora Arduino, acceleriamo la democratizzazione dell’accesso alle nostre tecnologie”. Un passaggio che rafforza la posizione di Qualcomm nell’informatica applicata e nell’AI distribuita.
Per Arduino è l’inizio di una nuova fase, che però segna anche un punto di svolta: Massimo Banzi lascerà l’azienda dopo vent’anni, accompagnandone la transizione.
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