Puma diventa cinese: Anta compra il 29% per 1,5 miliardi

Un’icona dello sportswear cambia azioinista di maggioranza in un momento cruciale per il settore, tra ristrutturazioni interne e nuovi equilibri globali

Puma diventa cinese: Anta compra il 29% per 1,5 miliardi© Shutterstock

Le scarpe del passato vogliono correre verso il futuro. Puma, storico brand tedesco, passa in mani cinesi: il gruppo Anta Sports ha acquisito il 29,06% del capitale sociale per 1,5 miliardi di euro, diventando il maggiore azionista della società. L’operazione coinvolge oltre 43 milioni di azioni, vendute dalla holding Artemis della famiglia Pinault. Il gruppo cinese ha comunicato che l’acquisto sarà completato entro il 2026, subordinato all’approvazione delle autorità competenti.

Fondata nel 1991 nella provincia del Fujian, Anta è uno dei più grandi gruppi sportivi mondiali. Dopo aver mosso i primi passi nella produzione per conto terzi, l’azienda ha costruito un portafoglio di marchi e licenze di primo piano: Fila (in Cina), Jack Wolfskin, Wilson, Salomon, Arc’teryx, tutti controllati tramite Amer Sports.

Il presidente Ding Shizhong ha dichiarato di voler sostenere l’autonomia e l’identità di Puma, senza avviare un’Opa totalitaria, e ha affermato di credere nel potenziale a lungo termine del marchio.

Un marchio storico da rilanciare

Secondo quanto riportato oggi da la Repubblica, Puma oggi è sottorappresentata in Cina, dove genera solo il 7% del suo fatturato globale. L’obiettivo di Anta è proprio quello di sfruttare la propria rete distributiva per espandere la presenza del brand nel mercato interno, alimentato da una classe media in crescita e da un forte interesse per lo sport e il lifestyle occidentale.

Fondata nel 1948 dopo la rottura tra i fratelli Adi e Rudolf Dassler, Puma ha sempre vissuto all’ombra dei due giganti Nike e Adidas, ma ha saputo conservare un’identità ben riconoscibile, tra calcio, cultura pop e collaborazioni di moda. Le mitiche Puma King sono rimaste nella storia grazie ai piedi fatati di Pelé e Maradona.

Oggi, tuttavia, il marchio affronta una fase complessa: la concorrenza è feroce, i lanci recenti non hanno convinto il mercato e la società è impegnata in una ristrutturazione che prevede tagli e una semplificazione dell’offerta. Il nuovo azionista scommette sulla memoria storica del brand e sulla sua capacità di reinventarsi senza snaturarsi.

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Fine del boom delle sneaker?

L’acquisizione arriva in un momento in cui il mercato delle sneaker sta rallentando. Di recente, Bank of America ha pubblicato un report che segna la possibile fine di un ciclo ventennale di crescita, durante il quale la scarpa sportiva ha conquistato ogni ambito della vita urbana. Il rallentamento ha già colpito marchi come Adidas, recentemente declassato dagli analisti, con previsioni di crescita contenute e una concorrenza sempre più affollata.

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