Il mercato italiano del private equity e venture capital si prepara a rallentare nella seconda metà dell’anno. Per il secondo semestre 2026 sono previste 251 operazioni, il 28% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. La stima emerge dalla quarantottesima edizione dell’Italy Private Equity Confidence Survey, realizzata da Deloitte Private con Aifi e l’Osservatorio Pem di Liuc Business School. Il ridimensionamento segue un primo semestre particolarmente attivo, chiuso con 299 operazioni, in crescita del 20% su base annua.
Tra gennaio e giugno sono stati finalizzati 276 investimenti e 23 disinvestimenti, per un controvalore complessivo di 1,6 miliardi di euro. I volumi restano quindi elevati, mentre diminuisce il valore medio delle transazioni.
Crescono i deal di minore dimensione
Nel secondo semestre le operazioni superiori a 31 milioni di euro dovrebbero scendere al 35,4% del totale. Parallelamente, i deal sotto i 30 milioni saliranno al 64,6%, sostenuti soprattutto dalle fasce comprese tra 5 e 30 milioni. “Il mercato italiano conferma la propria vitalità, pur in un contesto caratterizzato da prudenza”, ha dichiarato Elio Milantoni, Senior Partner M&A di Deloitte. Gli operatori mantengono un approccio selettivo e privilegiano investimenti mirati e di dimensioni contenute.
La manifattura resta il settore più attrattivo per il 28,7% degli investitori. Seguono Food & Beverage al 13,9%, beni di consumo al 12% e farmaceutica al 9,3%. In calo invece l’interesse per l’Ict, sceso all’8,3%. Cresce anche il peso dell’intelligenza artificiale: l’87,5% degli operatori la utilizza nella selezione delle aziende target. Per il 37,5% rappresenta già un fattore decisionale, mentre la metà degli intervistati la considera uno strumento utile da affiancare ai parametri tradizionali.
Il Nord concentra ancora il 72,9% delle operazioni, ma perde terreno. Il Centro sale al 16,7%, mentre il Sud raggiunge il 6,3%. Un riequilibrio che segnala una maggiore attenzione verso nuove aree del tessuto produttivo italiano.
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