Poste-Tim, via all’Opas: partita da 13,2 miliardi

Gli azionisti decidono fino all’11 settembre sul progetto che può portare l’ex Telecom fuori da Piazza Affari e cambiare gli equilibri delle Tlc

Adv-Poste-Opas-TimLa pagina pubblicitaria di Poste Italiana dedicate all'Opas su Tim

Parte oggi l’offerta pubblica di acquisto e scambio di Poste Italiane su Tim, un’operazione valutata circa 13,2 miliardi di euro che apre una fase decisiva per il futuro dell’ex monopolista delle telecomunicazioni. Il periodo di adesione resterà aperto fino alle 17.30 dell’11 settembre 2026, salvo proroghe, per una durata complessiva di 40 giorni di Borsa aperta. La data di pagamento è prevista per il 18 settembre 2026.

Il corrispettivo riconosciuto agli azionisti Tim prevede 1,67 euro in contanti e 0,218 azioni ordinarie Poste Italiane di nuova emissione per ogni titolo portato in adesione. L’offerta riguarda al massimo 1.706.361.829 azioni ordinarie Tim, pari al 79,896% del capitale sociale, dedotte le 429.363.990 azioni Tim già detenute da Poste.

Il dossier arriva dopo l’approvazione del documento d’offerta da parte della Consob, deliberata il 15 luglio 2026, e dopo il giudizio favorevole del consiglio di amministrazione di Tim, che ha ritenuto congruo il corrispettivo dal punto di vista finanziario. Al centro dell’operazione c’è l’obiettivo di costruire la “più grande piattaforma connessa d’Italia”, integrando connettività, servizi tecnologici, finanza, assicurazioni e logistica.

Poste-Tim, l’Opas punta al delisting

Il passaggio industriale più rilevante è il possibile delisting di Tim. Poste punta a portare la società fuori da Piazza Affari per accelerare l’integrazione e realizzare le sinergie previste. La soglia minima indicata per l’efficacia dell’operazione è pari al 66,67% del capitale, anche se l’offerente si riserva la facoltà di rinunciare a questa condizione.

Se l’offerta andrà in porto, il Gruppo combinato dovrebbe generare sinergie annue ante imposte per almeno 700 milioni di euro a regime. Di queste, circa 500 milioni deriverebbero da risparmi di costo e oltre 200 milioni da maggiori ricavi. Gli oneri una tantum necessari per conseguire questi benefici sono stimati in 700 milioni.

Uno dei pilastri industriali riguarda i data center di prossimità. Il progetto punta a valorizzare la presenza territoriale di Poste e l’infrastruttura tecnica di Tim per costruire nodi distribuiti sul territorio, alternativi ai grandi hub centralizzati e funzionali alla crescita dei servizi digitali, cloud e di connettività.

Sinergie e lavoro nel nuovo perimetro

Sul fronte occupazionale, il prospetto esclude impatti diretti negativi. L’operazione non prevede di apportare modifiche sostanziali ai contratti di lavoro dei dipendenti di Tim e delle società del Gruppo, né conseguenze negative dirette sull’organico complessivo.

La nuova realtà avrebbe ricavi aggregati per circa 26,9 miliardi di euro e un Ebit aggregato pro forma di circa 4,8 miliardi. L’integrazione punta a rafforzare il modello di società piattaforma perseguito da Poste, in un mercato attraversato da una domanda crescente di servizi digitali e tecnologici.

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