Poste-Tim, parte l’integrazione dei due Gruppi

Il Gruppo guidato da Matteo Del Fante avvia direzione e coordinamento sulla controllata all’86%. Più gestione accentrata, Tim entra nel bilancio del Gruppo e parte la sfida delle sinergie

Poste-Tim, parte l’integrazione dei due GruppiL'amministratore delegato di Poste Italiane, Matte Del Fante

A cinque giorni dalla chiusura dell’Opas, Poste Italiane avvia formalmente l’integrazione di Tim. Il Cda ha deliberato l’esercizio delle attività di direzione e coordinamento sulla società di telecomunicazioni, approvando il regolamento che disciplina rapporti e flussi informativi tra le due aziende. Dopo l’offerta, Poste detiene circa l’86% di Tim e punta ora a trasformare il controllo societario in coordinamento operativo e industriale.

Il nuovo assetto prevede la condivisione degli obiettivi strategici, il coordinamento delle politiche industriali e gestionali e una maggiore integrazione di attività e competenze. Poste avrà piena visibilità sulle principali iniziative di Tim e sarà coinvolta preventivamente nella valutazione delle operazioni di maggiore rilievo strategico, pur lasciando intatta l’autonomia giuridica della controllata e delle sue società.

L’attività di direzione e coordinamento farà capo al Cda, all’amministratore delegato Matteo Del Fante, al direttore generale Giuseppe Lasco e alle strutture organizzative di Poste per le rispettive competenze. L’obiettivo è accentrare alcune attività e coordinare le altre per ottenere economie di scala e migliorare l’efficienza dei processi. Tim manterrà comunque il proprio Consiglio di amministrazione e continuerà a comunicare autonomamente con il mercato.

L’integrazione produce anche un effetto contabile rilevante: con l’esercizio della direzione e del coordinamento, il bilancio di Tim sarà consolidato in quello di Poste Italiane. È un passaggio che rende ancora più stretto il legame tra i due gruppi dopo il completamento dell’operazione sul capitale.

Un piano da 700 milioni di sinergie

Il piano punta ad almeno 700 milioni di euro di sinergie e risparmi annui, che dovranno tradursi in efficienze e benefici economici già nei prossimi mesi. Secondo quanto riportato oggi dal Corriere della Sera, l’Opas ha richiesto quasi 3 miliardi di euro in contanti e ha portato l’esposizione finanziaria del gruppo oltre i 5 miliardi, aumentando la pressione sulla capacità dell’operazione di generare valore.

La generazione di cassa diventa quindi centrale anche per sostenere la politica dei dividendi e rimborsare il prestito da 2,8 miliardi di euro acceso per finanziare la componente cash dell’operazione, con una scadenza massima di due anni. È su questo terreno che il nuovo assetto tra Poste e Tim dovrà dimostrare la propria tenuta economica.

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