Poste Italiane ha annunciato un’offerta pubblica di acquisto e scambio totalitaria (Opas) su Tim da 10,8 miliardi di euro, con l’obiettivo di acquisire l’intero capitale del Gruppo di telecomunicazioni e portarlo fuori dalla Borsa. L’operazione, approvata dal Consiglio di amministrazione, rappresenta una mossa strategica per creare un grande polo integrato nei servizi finanziari, logistici e digitali.
L’offerta prevede una componente mista: 0,0218 azioni Poste per ogni titolo Tim più 0,167 euro in contanti, per una valorizzazione complessiva di 0,635 euro per azione, pari a un premio di poco superiore al 9% rispetto all’ultima chiusura di Borsa.
I dettagli dell’offerta da 10,8 miliardi
Poste, che detiene già il 27,3% di Tim, punta a superare la soglia del 66,67% del capitale per rendere efficace l’operazione. L’esborso massimo in contanti è stimato in circa 2,8 miliardi, mentre il resto dell’offerta sarà regolato tramite nuove azioni.
Il progetto prevede il completamento entro la fine del 2026, con l’obiettivo dichiarato di procedere al delisting di Tim da Piazza Affari. In caso di successo, lo Stato manterrebbe un ruolo centrale nella nuova entità, con una quota superiore al 50% del capitale.
Possibile un colosso da 150 mila dipendenti
Dall’integrazione nascerebbe un Gruppo con ricavi aggregati di 26,9 miliardi, un risultato operativo di circa 4,8 miliardi e oltre 150 mila dipendenti. La nuova realtà si configurerebbe come una piattaforma integrata capace di operare tra logistica, telecomunicazioni, servizi finanziari e digitali.
La struttura distributiva sarebbe capillare: 13 mila uffici postali, oltre 4 mila punti vendita Tim e circa 49 mila partner terzi, con una base di oltre 19 milioni di clienti digitali. L’integrazione dei servizi dovrebbe convergere nella super-app di Poste, rafforzando l’offerta digitale.
Sinergie e obiettivi industriali
Poste Italiane stima sinergie complessive per circa 700 milioni l’anno, suddivise tra 500 milioni di risparmi sui costi e oltre 200 milioni di maggiori ricavi. I benefici deriverebbero soprattutto dalla riduzione del costo del debito di Tim e dall’integrazione commerciale tra le due basi clienti.
L’operazione punta anche a evitare duplicazioni negli investimenti tecnologici e a rafforzare la capacità di sviluppo in ambiti strategici come cloud, dati, cybersecurity e intelligenza artificiale.
L’obiettivo dichiarato è creare la più grande piattaforma di infrastruttura connessa del Paese, in grado di sostenere la trasformazione digitale e la competitività industriale. Il nuovo Gruppo punterebbe così a diventare un operatore di riferimento per imprese e pubblica amministrazione, soprattutto nei servizi digitali avanzati.
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