Il tempo stringe per Pirelli, che si trova al centro di un delicato intreccio tra geopolitica, normativa industriale e strategie aziendali. Entro marzo, la presenza del socio cinese Sinochem – che detiene il 37% del capitale – potrebbe costare al gruppo l’accesso al mercato statunitense, dove oggi genera il 20% dei ricavi e vende il 40% degli pneumatici High Value prodotti a livello globale.
A far scattare l’allarme è una norma americana approvata nel gennaio 2025: a partire dalla primavera, sarà vietato vendere veicoli connessi che montano componenti tecnologiche di fornitori controllati da entità cinesi o russe. Nel mirino c’è il sistema Cyber Tyre, fiore all’occhiello di Pirelli, che consente la trasmissione di dati tra pneumatici e sistema elettronico dell’auto.
Golden power e pressione Usa su Sinochem
Il governo italiano sta valutando una nuova applicazione del Golden Power per depotenziare la partecipazione cinese, fino ad arrivare a congelare i diritti di voto di Sinochem. La misura, ventilata dal Financial Times e considerata una “ultima spiaggia”, si affiancherebbe agli interventi già adottati nel 2023, ritenuti però insufficienti dagli Stati Uniti. Già nei mesi scorsi Washington ha fatto pressione su Roma affinché limitasse l’influenza del socio cinese.
Nel frattempo, Sinochem ha incaricato Bnp Paribas di esplorare opzioni di vendita. L’operazione si è mossa concretamente a dicembre, segno di una possibile apertura a un ridimensionamento della propria presenza nel capitale. Le discussioni restano però delicate e la finestra per una soluzione condivisa si restringe rapidamente.
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Camfin pronta a rafforzare la presa
Un passaggio cruciale sarà rappresentato dall’assemblea di primavera, chiamata ad approvare i conti, attesi intorno a 6,8 miliardi di euro, e a rinnovare il consiglio di amministrazione. Secondo quanto riportato oggi dal quotidiano La Stampa, la scadenza del patto tra Tronchetti Provera e Sinochem, fissata al 19 maggio 2026, potrebbe rappresentare la leva per rimettere mano agli equilibri interni e attivare formalmente nuovi interventi governativi.
Attraverso la sua holding Camfin, Tronchetti Provera controlla oggi il 25,3% di Pirelli. Il consiglio di amministrazione della finanziaria gli ha già conferito l’autorizzazione a salire fino al 29,9%, soglia che resta sotto il limite che farebbe scattare l’obbligo di Opa.
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