Pirelli ha archiviato i primi nove mesi del 2025 con ricavi pari a 5,195 miliardi di euro, in calo del 3,4% ma con una crescita organica del 3,7%, e un utile netto salito dell’8% a 400,6 milioni. L’utile operativo adjusted è aumentato del 2,4% a 835,5 milioni di euro, mentre nel solo terzo trimestre i ricavi sono stati pari a 1,696 miliardi (+2,4% organico), con utile netto in lieve calo a 136,6 milioni. Il segmento High Value, che rappresenta ormai il 79% del fatturato, continua a trainare le performance del gruppo.
A commento dei risultati Marco Tronchetti Provera, vicepresidente esecutivo, ha parlato di un modello di business “resiliente” e di una “profittabilità che si conferma la migliore rispetto ai peer”, sottolineando il peso delle tensioni geopolitiche, della volatilità dei cambi e delle difficoltà legate ai dazi Usa e all’indebolimento del dollaro. Nonostante il quadro incerto, Pirelli conferma i target per fine anno, con ricavi attesi tra 6,7 e 6,8 miliardi e una crescita organica pari o superiore al 4%.
La situazione interna, però, resta condizionata dalla complessa governance. I conti sono stati approvati da 9 consiglieri su 14, segno di una frattura che prosegue tra i soci. Uno stallo che, secondo il management, sarebbe auspicabile superare entro marzo 2026, quando entreranno in vigore le nuove norme Usa sulle partecipazioni cinesi in aziende strategiche.
Marco Tronchetti Provera, chi è l’imprenditore che ha dato lustro alla Pirelli
Sinochem apre a una soluzione
Proprio su questo fronte, si registrano novità significative. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, Sinochem, azionista di controllo di Pirelli, avrebbe avviato le prime mosse per affidare a un advisor il compito di valutare soluzioni economiche al braccio di ferro con le istituzioni italiane.
Le opzioni sul tavolo comprenderebbero la cessione della quota in Pirelli con un premio, oppure un riassetto della governance che consenta una maggiore autonomia al gruppo, oggi limitato dal Golden Power. Al momento, però, non ci sarebbero trattative formali né operazioni straordinarie in corso, come ha ribadito Tronchetti Provera.
Intanto, resta centrale per il governo italiano la partita del controllo su Pirelli, considerata strategica per la tecnologia nei pneumatici smart e nei veicoli connessi, con implicazioni anche per l’accesso al mercato statunitense, da cui il gruppo rischia l’esclusione proprio a causa del legame con il socio cinese.
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