L’economia italiana continua a mostrare segnali di resilienza nonostante uno scenario internazionale caratterizzato da tensioni geopolitiche, guerre commerciali e rallentamento della domanda globale. Secondo la stima preliminare diffusa dall’Istat, nel secondo trimestre del 2026 il Pil è cresciuto dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti e dell’1% su base annua, un risultato superiore alle attese degli analisti e alle stesse previsioni formulate dal Governo.
Il dato conferma il quarto trimestre consecutivo di crescita dell’economia italiana e porta la variazione acquisita per l’intero 2026 allo 0,8%, già superiore al +0,6% indicato nel più recente Documento di finanza pubblica. Si tratta di un risultato che rafforza la prospettiva di una crescita annua vicina all’1%, un ritmo che consentirebbe all’Italia di fare meglio rispetto agli ultimi due anni, caratterizzati da un’espansione più contenuta.
I settori che trainano
A sostenere il Pil, in crescita oltre le attese, è stato soprattutto il settore dei servizi, che rappresenta ormai circa tre quarti dell’economia nazionale. La domanda interna ha continuato a mantenersi solida, compensando la debolezza del commercio internazionale, penalizzato dalle tensioni geopolitiche e dalle incertezze sui dazi. Più deboli, invece, l’industria e l’agricoltura, che hanno registrato una contrazione nel periodo.
Il risultato italiano si inserisce in un quadro europeo nel complesso positivo. Nello stesso trimestre Germania e Francia hanno registrato una crescita dello 0,2%, mentre l’Eurozona ha accelerato allo 0,4% e l’intera Unione europea allo 0,5%, dopo un avvio d’anno più debole. L’andamento potrebbe spingere la Commissione europea a rivedere al rialzo le proprie stime economiche nei prossimi mesi.
Le conseguenze per l’economia
Dal punto di vista della finanza pubblica, una crescita economica più sostenuta rappresenta un elemento favorevole. Un Pil più elevato contribuisce infatti a migliorare il rapporto tra deficit e prodotto interno lordo e può rafforzare la sostenibilità del debito pubblico. Secondo le stime degli esperti, due decimi di crescita reale aggiuntiva possono ridurre di circa lo 0,1% il rapporto deficit/Pil, offrendo un margine utile nella gestione dei conti pubblici.
Resta però elevata l’incertezza sullo scenario internazionale. L’evoluzione dei conflitti geopolitici, l’andamento dei prezzi dell’energia, le politiche commerciali delle principali economie e la capacità di attuare gli investimenti previsti dal Pnrr continueranno a influenzare le prospettive di crescita nella seconda parte dell’anno.
Se il ritmo registrato nella prima metà del 2026 dovesse proseguire, l’Italia potrebbe chiudere l’anno con un’espansione prossima all’1%, superando le stime formulate da numerose istituzioni economiche internazionali, tra cui Commissione europea, Fondo Monetario Internazionale, Ocse e Banca d’Italia. Un risultato che confermerebbe la capacità dell’economia italiana di mantenere una crescita moderata ma costante anche in una fase di forte instabilità globale.
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