Riunione a ranghi completi in Mediobanca, dove si sono incontrate le prime linee della banca con una delegazione del Monte dei Paschi (Mps) guidata dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio, affiancato dal vice direttore generale Maurizio Bai e dal Cfo Andrea Maffezzoni. L’appuntamento milanese segna l’avvio operativo dell’integrazione tra i due istituti dopo l’Opas che ha portato Mps all’86% di Piazzetta Cuccia.
Non erano presenti i futuri vertici ufficiali di Mediobanca, Alessandro Melzi d’Eril e Vittorio Grilli, che entreranno in carica solo dopo l’assemblea del 28 ottobre. Tuttavia, l’incontro ha già tracciato una roadmap precisa, con il coinvolgimento di una trentina di dirigenti e il supporto delle multinazionali Deloitte e McKinsey.
Secondo un articolo pubblicato oggi dal quotidiano la Repubblica, le attività di integrazione dureranno circa un anno e saranno suddivise per aree tematiche, tra cui la banca d’investimento, il private banking, la fusione tra Widiba e Mediobanca Premier, e l’accorpamento tra Compass e il credito al consumo del Monte.
Mediobanca al centro: Lovaglio (Mps) chiude ad altre operazioni
Focus su Widiba, Compass e Generali
Il cuore del piano industriale resta la valorizzazione delle anime storiche di Mediobanca, ma l’operazione punta a ridisegnare anche la sua offerta retail, combinando l’esperienza digitale di Widiba con la forza commerciale di Compass. Si ipotizza inoltre la nascita di una piattaforma europea multi-family office, dedicata ai grandi patrimoni.
Un altro nodo strategico è la partecipazione del 13,1% in Generali, asset su cui si deciderà nel 2026, ma che sarà oggetto di riflessione già nei prossimi mesi. A questo si aggiunge la scadenza nel 2027 della joint venture tra Mps e Axa, che richiederà decisioni coerenti sul piano industriale.
Un piano di incentivi contro l’esodo
Sul fronte delle Risorse umane, i nuovi assetti societari hanno già prodotto effetti significativi. Dopo l’Opas, sono usciti 15 professionisti dal private banking, con un deflusso di circa 1,5 miliardi di masse, pari a un terzo della raccolta netta annuale della divisione. Tra i nomi in uscita ci sono Gianluca Piacenti e Alessandro Vagnucci, ora in forza a Intesa Sanpaolo.
Per contenere l’emorragia, il nuovo consiglio d’amministrazione – non ancora operativo ma già al lavoro – sta studiando un piano di incentivazione per trattenere le figure chiave.
Il rafforzamento della divisione private banking è uno degli obiettivi chiave dell’integrazione, come ha sottolineato oggi dal Corriere della Sera. Mediobanca gestisce oggi 31 miliardi di masse con 95 professionisti e punta a raddoppiare dimensioni e capacità operative, anche grazie a 19 nuovi ingressi e alle sinergie con la rete Mps.
Parallelamente al lavoro operativo, Luigi Lovaglio è atteso in audizione alla Commissione banche del Senato, dove illustrerà il progetto di integrazione tra i due istituti. Il banchiere è convinto che questa fusione possa essere il primo passo verso un più ampio consolidamento del settore bancario italiano.
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