Petrolio fino a 120 dollari poi crolla: mercati in tensione

La guerra nel Golfo fa impennare il greggio fino ai massimi dal 2022. Poi le rassicurazioni di Trump fanno scendere i prezzi mentre restano i timori per energia e inflazione.

Petrolio fino a 120 dollari poi crolla: mercati in tensione© Shutterstock

Il prezzo del petrolio torna a scuotere i mercati globali. Nel pieno della guerra contro l’Iran il greggio ha sfiorato i 120 dollari al barile, livelli che non si vedevano dal 2022, per poi scendere rapidamente sotto i 90 dollari nel giro di poche ore.

La tensione è legata alla crisi nel Golfo Persico e alle difficoltà nei traffici nello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi energetici del pianeta. In pochi giorni, si evidenzia sul quotidiano la Repubblica, sono spariti dal mercato circa 200 milioni di barili di greggio, pari a circa due giorni di domanda globale.

Petrolio a 120 dollari il barile, poi il crollo

Come accennato, nelle prime ore della giornata di ieri sia Brent sia Wti hanno sfiorato quota 120 dollari al barile, con una delle oscillazioni giornaliere più forti degli ultimi anni. Nel giro di poche ore, però, i prezzi sono tornati sotto i 90 dollari.

A cambiare il clima sono state le parole del presidente americano Donald Trump, che ha dichiarato che la guerra con l’Iran è «praticamente finita» e di avere «un piano per qualsiasi evenienza». Le dichiarazioni hanno calmato i mercati e ridotto la pressione sulle quotazioni.

La situazione resta comunque incerta: le rotte commerciali nello Stretto di Hormuz continuano a preoccupare e la navigazione nell’area si sarebbe ridotta fino al 90% nell’ultima settimana.

Il rischio per inflazione e crescita

La variabile decisiva resta la durata del conflitto. Un petrolio stabile intorno ai 100 dollari al barile potrebbe rallentare la crescita globale di 0,4 punti percentuali e aumentare l’inflazione di 0,7 punti.

Per questo i ministri delle Finanze del G7 hanno dichiarato di essere pronti a intervenire, anche con il possibile rilascio delle riserve strategiche di petrolio.

Intanto anche l’offerta energetica è sotto pressione. Secondo Bloomberg, diversi produttori del Medio Oriente stanno riducendo l’estrazione: l’Arabia Saudita tra 2 e 2,5 milioni di barili al giorno, gli Emirati Arabi Uniti tra 500.000 e 800.000, mentre Kuwait e Iraq avrebbero tagliato rispettivamente circa 500.000 e 2,9 milioni di barili al giorno.

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