Perché l’effetto Nvidia in Borsa è evaporato in poche ore

Dopo il boom iniziale, Wall Street si è sgonfiata tra timori di bolla AI, incertezza sui tassi e segnali contraddittori dal mercato del lavoro

© Photo by Spencer Platt/Getty Images

L’euforia in Borsa innescata dai risultati superiori alle aspettative di Nvidia è durata lo spazio di una seduta. Dopo un’apertura in netto rialzo, con il titolo del colosso dei chip che guadagnava oltre il 5% e il Nasdaq che correva di più del 2%, la Borsa americana ha virato bruscamente in negativo. A fine giornata il Nasdaq ha perso oltre il 2%, l’S&P 500 ha ceduto più dell’1% e lo stesso titolo Nvidia ha chiuso con una flessione di oltre il 2%, dopo un’altalena di sette punti percentuali.

L’iniziale entusiasmo era stato alimentato da trimestrali sopra le attese, soprattutto quella di Nvidia, che ha riportato 57 miliardi di dollari di ricavi e previsioni di vendita per il trimestre in corso a 65 miliardi. Una performance che aveva galvanizzato i mercati mondiali: le Borse europee avevano chiuso con segni positivi, con Milano a +0,62%, Francoforte a +0,50% e Parigi a +0,34%.

Il nodo dell’AI e i timori di bolla

A raffreddare l’entusiasmo è stato il ritorno del sospetto che l’AI stia gonfiando una nuova bolla finanziaria. La preoccupazione tra gli investitori è che gli enormi investimenti in chip e data center non si traducano in profitti diffusi anche al resto dell’economia. Oggi, infatti, la domanda effettiva proviene quasi esclusivamente da colossi come Amazon, Microsoft e Meta, che stanno costruendo infrastrutture mastodontiche per l’intelligenza artificiale. Le imprese tradizionali, quelle che dovrebbero trasformare questi investimenti in vera rivoluzione industriale, sono ancora in fase embrionale.

L’offerta supera forse la domanda reale, e questo alimenta i dubbi sulla sostenibilità del rally di Nvidia, che rischia di diventare il simbolo di un’AI sopravvalutata. A peggiorare il quadro, come si evidenzia in un articolo del Sole 24 Ore di oggi, si aggiungono le criticità legate all’enorme fabbisogno energetico dei nuovi data center: progetti da decine di gigawatt, molti dei quali potrebbero non vedere mai la luce. Il risultato è un clima di incertezza che frena anche le utility e solleva interrogativi su costi, emissioni e reali ritorni economici.

Michael Burry e la nuova grande scommessa sull’AI

L’incognita Fed e i segnali misti dal lavoro

La delusione di Wall Street è stata aggravata da segnali contraddittori sul fronte macroeconomico. Il rapporto sull’occupazione ha mostrato a settembre 119.000 nuovi posti di lavoro, più del doppio delle attese, ma il tasso di disoccupazione è salito al 4,4%, massimo da quattro anni.

Questi numeri, pubblicati con settimane di ritardo a causa dello shutdown federale, alimentano l’incertezza sulle prossime mosse della Federal Reserve. Il mercato si interroga se la Banca centrale, divisa al suo interno, opterà per un nuovo taglio dei tassi nel vertice del 9-10 dicembre. Gli analisti sono spaccati: alcuni vedono probabile una pausa, altri spingono per un allentamento deciso, ma la mancanza di dati aggiornati rende ogni previsione incerta.

Wall Street divisa tra ottimismo e prudenza

Anche tra gli investitori istituzionali domina la cautela. In un articolo pubblicato oggi da La Stampa si evidenzia come Ray Dalio, fondatore di Bridgewater, ha riconosciuto l’esistenza di una bolla, ma ha invitato a non vendere solo per questo. Altri, come gli analisti di Citigroup e Morgan Stanley, si dividono tra chi prevede un allentamento e chi ipotizza tassi fermi.

Resta sempre aggiornato con il nuovo canale Whatsapp di Business People
© Riproduzione riservata