OpenAI cede il 5% agli Usa? La mossa che può cambiare l’intelligenza artificiale

Sam-AltmanSam Altman, co-fondatore e Ceo di OpenAIPhoto by Justin Sullivan/Getty Images

L’intelligenza artificiale è sempre più al centro delle strategie economiche e geopolitiche degli Stati Uniti. L’ultima indiscrezione riguarda OpenAI, la società che ha sviluppato ChatGpt, che avrebbe avanzato una proposta destinata a far discutere: cedere il 5% del proprio capitale al Governo Usa nell’ambito di un piano più ampio per condividere con i cittadini i benefici economici delle nuove tecnologie. La notizia, riportata inizialmente dal Financial Times, arriva in un momento in cui Washington sta aumentando il controllo sulle aziende leader del settore.

Secondo le ricostruzioni, il Ceo Sam Altman avrebbe illustrato l’idea all’amministrazione del presidente Donald Trump, suggerendo la creazione di un fondo pubblico ispirato all’Alaska Permanent Fund, il sistema che distribuisce ai residenti una quota dei proventi derivanti dallo sfruttamento delle risorse petrolifere dello Stato. L’obiettivo sarebbe quello di permettere anche ai cittadini americani di beneficiare della crescita economica generata dall’intelligenza artificiale.

Non solo OpenAI

L’ipotesi non riguarderebbe soltanto l’azienda di Altman. La proposta prevederebbe infatti che anche altri colossi statunitensi dell’AI, come Anthropic, Google e Meta, possano destinare una quota simile del proprio capitale a un veicolo pubblico. Al momento, però, non esistono conferme che le altre aziende siano disponibili ad aderire all’iniziativa.

Il progetto di OpenAI nasce in un contesto caratterizzato da una crescente attenzione del Governo Usa verso il settore dell’intelligenza artificiale. Oltre alla competizione tecnologica con la Cina, Washington guarda con preoccupazione ai temi della sicurezza nazionale, della cybersicurezza e dell’impatto economico di una tecnologia destinata a trasformare il mercato del lavoro e numerosi comparti produttivi.

Gli obiettivi di Sam Altman

OpenAI, che negli ultimi mesi ha raggiunto una valutazione di centinaia di miliardi di dollari grazie a nuovi finanziamenti, è oggi una delle aziende più influenti al mondo nel campo dell’AI. La società ha inoltre intensificato i rapporti con le istituzioni statunitensi attraverso programmi dedicati alle pubbliche amministrazioni e collaborazioni con il Dipartimento della Difesa, pur ribadendo la necessità di mantenere limiti etici sull’utilizzo delle proprie tecnologie.

Se la proposta dovesse trasformarsi in un progetto concreto, rappresenterebbe un precedente senza eguali: per la prima volta il Governo degli Stati Uniti potrebbe diventare azionista di una delle principali aziende dell’intelligenza artificiale, aprendo un nuovo capitolo nel rapporto tra innovazione tecnologica, interesse pubblico e politica industriale. Resta tuttavia da capire se l’idea troverà un consenso politico e se le altre grandi società del settore saranno disposte a seguire la stessa strada.

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