Dopo mesi di corsa inarrestabile, i mercati finanziari si trovano ora davanti a un momento cruciale. Gli occhi degli investitori sono puntati su Nvidia, il colosso dei chip simbolo dell’ascesa dell’intelligenza artificiale, che questa sera pubblicherà i risultati trimestrali. Un evento molto atteso, che va ben oltre la singola azienda: le sue performance sono diventate un vero e proprio indicatore macroeconomico, al pari di dati come inflazione e occupazione.
Nei giorni precedenti, l’attesa ha generato forti tensioni sui listini globali. In Europa, Piazza Affari ha perso il 2,12%, seguita da Madrid (-2,14%), Parigi (-1,86%) e Francoforte (-1,77%). I cali più pesanti si sono registrati però in Asia, dove Tokyo è crollata del 3%, scendendo sotto la soglia psicologica dei 50mila punti. Male anche Hong Kong (-1,72%) e Seul (-3,32%), con vendite massicce sui titoli tecnologici.
Tra i sintomi più evidenti del nervosismo sui mercati spicca il comportamento del Bitcoin, che ha toccato minimi da sette mesi sotto i 90 mila dollari, con un crollo del 28% nelle ultime sei settimane.
Nvidia come barometro della bolla AI
Per molti osservatori, i risultati di Nvidia rappresentano oggi un test per l’intero settore tecnologico, in particolare per capire se l’euforia attorno all’AI sia destinata a proseguire o a infrangersi contro i limiti del mercato. La società è considerata la punta di diamante di questa nuova ondata tecnologica, forte di una capitalizzazione aumentata del 1.289% in cinque anni, che l’ha portata a valere 5 mila miliardi di dollari.
Ma non mancano i segnali d’allarme. Sundar Pichai, Ceo di Google, ha ammesso alla Bbc che “nessuna azienda sarà al riparo” se la bolla dell’intelligenza artificiale dovesse esplodere. Più concreto il segnale dato da Peter Thiel, fondatore di Palantir, che ha venduto tutta la sua partecipazione in Nvidia, valutata circa 100 milioni di dollari. E prima di lui era stato Michael Burry, il celebre investitore della crisi subprime, a scommettere al ribasso su Nvidia e Palantir.
Dubbi sulla sostenibilità delle valutazioni tech
Le vendite nel comparto tech si sono intensificate anche negli Stati Uniti, dove il Nasdaq ha chiuso una serie negativa di una settimana con un ulteriore calo dell’1,21%, mentre l’indice Vix, che misura la volatilità, continua a salire. Male i titoli di chip come Amd, Marvell e Micron.
Eppure, non tutti vedono l’attuale situazione come una vera e propria bolla pronta a esplodere. In un articolo del Sole 24 Ore di oggi si evidenzia l’opinione di Mabrouk Chetouane di Natixis Im, secondo cui non c’è paragone con il crollo delle dot.com del 2000: le attuali valutazioni tech, sostiene, sono sostenute dalla capacità di generare profitti e dagli investimenti nei data center, che creano benefici anche per altri settori.
Più cauto Peter van der Welle di Robeco, che distingue tra bolle “che scoppiano” e bolle che “ronzano” accompagnate da una crescita reale degli utili. Per ora, spiega, manca l’irrazionalità tipica delle crisi: la paura è già presente nei mercati, e proprio questo potrebbe allontanare il rischio di un’esplosione imminente.
© Riproduzione riservataNvidia scalda i mercati: ricavi record a 57 miliardi di dollari

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