Nessun accordo sull’uscita di Nagel da Mediobanca

Il cda discute la buonuscita e un possibile patto di non concorrenza sia dell'ex Ceo sia di Francesco Saverio Vinci, ma la trattativa resta in stallo

Mediobanca, nessun accordo sull’uscita di Alberto Nagel© Photo by Pier Marco Tacca/Getty Images

Via libera ai requisiti di onorabilità e indipendenza per i nuovi consiglieri, ma nessun accordo è stato ancora raggiunto per l’uscita di Alberto Nagel e di Francesco Saverio Vinci da Mediobanca. Il Consiglio di amministrazione di Piazzetta Cuccia si è riunito per valutare i profili degli eletti all’ultima assemblea, ma le trattative per definire le buonuscite dei due manager restano aperte.

Secondo quanto previsto dalla politica di remunerazione dell’istituto, la buonuscita può arrivare fino a 24 mensilità, con un tetto massimo di 5 milioni di euro a testa. Un nodo cruciale della trattativa riguarda anche la firma di un patto di non concorrenza, ipotesi che diventerebbe rilevante soprattutto nel caso in cui Nagel decidesse di proseguire la propria carriera in ambiti vicini a quelli già ricoperti durante la sua lunga esperienza in Piazzetta Cuccia.

La strategia futura per Mediobanca

La direzione strategica di Mediobanca, come evidenziato oggi anche dai quotidiani Corriere della Sera e la Repubblica, appare tutt’altro che definita. Da una parte, l’a.d. di Mps Luigi Lovaglio spinge per un’integrazione completa tra le due realtà, mantenendo il marchio Mediobanca solo per aree specifiche come investment banking e wealth management. Dall’altra, il neo ad Alessandro Melzi d’Eril, sostenuto dagli azionisti forti di Mps, sarebbe orientato a conservare Mediobanca come entità autonoma e quotata, con tutte le attività operative sotto un assetto indipendente.

Nel frattempo, la priorità sembra essere la definizione del nuovo Cda di Mps, in scadenza ad aprile 2026. Solo dopo quella scadenza gli azionisti decideranno il futuro dell’istituto milanese. Sul tavolo resta anche il dossier legato al futuro di Generali, di cui Mediobanca detiene una partecipazione del 13,2%, dossier attualmente gestito dal presidente Vittorio Grilli.

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