Mps, UniCredit nega interesse per la quota in mano a Delfin

La banca chiude alle ipotesi di un’operazione su Mps e Generali. Intanto si apre a Siena il confronto tra Lovaglio, Maione e i grandi soci sulla futura governance

Mps, UniCredit nega interesse per la quota in mano a Delfin© Shutterstock

UniCredit mette fine ai rumor su una possibile acquisizione del 17,5% di Monte dei Paschi di Siena (Mps) detenuto da Delfin, e nega anche ogni ipotesi di successive operazioni su Generali. La banca guidata da Andrea Orcel ha definito infondate e speculative le indiscrezioni circolate nelle ultime settimane, giudicandole dannose per la chiarezza e la stabilità del mercato.

I sospetti, come si ricorda oggi sul quotidiano la Repubblica, si erano intensificati dopo un articolo de Il Giornale che, a Capodanno, riportava un incontro tra lo stesso Orcel e Francesco Milleri, presidente della holding Del Vecchio. La smentita ufficiale di UniCredit non nega l’incontro, ma lo ricolloca nell’ambito dell’attività ordinaria dell’ufficio M&A della banca, che è costantemente impegnato in “interlocuzioni, analisi e valutazioni preliminari” che non implicano necessariamente operazioni concrete.

L’istituto guidato da Andrea Orcel ha precisato, inoltre, che ogni decisione viene presa solo se l’obiettivo risponde pienamente ai criteri strategici e di rendimento del gruppo, lasciando intendere che Mps e le sue partecipazioni, almeno per ora, non soddisfano tali requisiti.

A Siena si gioca il futuro della banca

Intanto, anche senza l’ipotesi Unicredit, per Mps si preannuncia una fase turbolenta. Il 22 gennaio il Consiglio d’amministrazione approverà il calendario per il 2026, un anno cruciale. Entro metà marzo dovranno essere presentati il nuovo piano industriale – che dovrebbe includere l’integrazione con Mediobanca, come richiesto dalla Bce – e la lista dei candidati alla guida della banca per il triennio successivo.

La partita interna vede protagonisti l’amministratore delegato Luigi Lovaglio, il presidente Nicola Maione e i due soci forti: Delfin e Caltagirone, quest’ultimo titolare del 10,26%. Le tensioni sono già emerse durante la recente riunione del comitato nomine, dove è stata inserita una clausola che vieta ai soggetti indagati di partecipare al confronto con gli azionisti sulle nomine. La misura, secondo fonti finanziarie citate da la Repubblica, mira a evitare che soggetti coinvolti nell’inchiesta milanese sulla presunta scalata a Mediobanca (tra cui lo stesso Lovaglio, Milleri e Caltagirone) possano influenzare la nuova governance.

Il testo attualmente in discussione prevede che sia Maione, in qualità di presidente, a sondare gli azionisti per la definizione delle candidature, secondo quanto avviene di norma nelle società quotate che adottano la “lista del cda”. Attesa per giovedì anche la selezione della società di head hunting incaricata di supportare il processo.

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