Tra ipotesi di aggregazioni e scosse interne ai vertici, il risiko bancario è tornato al centro dei riflettori di Piazza Affari, che scommette su un nuovo consolidamento del settore. Protagonisti principali: Mps e Banco Bpm, entrambi alle prese con il rinnovo del Consiglio d’amministrazione.
A Siena, dove Luigi Lovaglio guida il Monte dei Paschi di Siena dopo averlo risanato e aver portato la partecipazione in Mediobanca all’86%, il clima interno si fa sempre più teso. Nel board le divisioni si accentuano: da un lato c’è chi sostiene la continuità per dare attuazione al nuovo piano industriale, dall’altro chi preme per un cambio al vertice. Il raggiungimento di una lista condivisa per il nuovo Cda è reso ancora più complesso dal fatto che servono 10 voti su 15 per approvarla.
Secondo quanto riportato oggi dal quotidiano La Stampa, il governo, tramite il Mef, detiene ancora una quota del 4,8% in Mps e la premier Giorgia Meloni non ha escluso la possibilità di vendere la partecipazione. Ai valori attuali, la cessione porterebbe circa 1,4 miliardi di euro nelle casse dello Stato.
Delfin, la holding degli eredi Del Vecchio, avrebbe avviato interlocuzioni con Unicredit per la vendita della propria quota del 17,5%. Un’ipotesi non smentita dai diretti interessati e rilanciata anche da Deutsche Bank, secondo cui un accordo con Mps potrebbe risultare vantaggioso per Unicredit dal punto di vista industriale. Il gruppo guidato da Andrea Orcel potrebbe infatti sfruttare i prodotti di Siena nella gestione patrimoniale e nel private banking, rafforzando una rete di oltre 1.000 consulenti finanziari – uno dei punti deboli del modello di business attuale in Italia.
Banco Bpm, riflettori su Crédit Agricole
Anche Banco Bpm si prepara al rinnovo del board, con il Cda che discuterà il 20 gennaio la definizione della lista per aprile. La revisione dello statuto sarà centrale per capire se Crédit Agricole, autorizzato dalla Bce a salire sopra il 20%, intenda entrare con una propria lista di minoranza o partecipare alla lista del consiglio. Per ora i francesi, che potranno influenzare le strategie di aggregazione del gruppo, hanno dichiarato di voler restare sotto la soglia dell’Opa.
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