Il risiko bancario italiano entra in una nuova fase. Il Consiglio di amministrazione di Mps ha approvato il piano dell’a.d. di Luigi Lovaglio per promuovere due offerte pubbliche di scambio separate su Banco Bpm e Banca Generali. L’obiettivo è costruire un’alternativa industriale all’operazione di Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi.
La strategia prevede quindi due operazioni distinte, entrambe basate sullo scambio di azioni. Nel caso di Banco Bpm, Mps punta a rafforzare la propria presenza nel credito tradizionale, mentre l’eventuale integrazione con Banca Generali consentirebbe di aumentare il peso del gruppo nel risparmio gestito, nel private banking e nella consulenza finanziaria. Proprio la complementarità dei modelli di business rappresenta uno degli elementi centrali del progetto.
I piani di Mps e Lovaglio
La mossa di Lovaglio si inserisce nella partita aperta dall’offerta di Intesa Sanpaolo per Mps, valutata dalla fonte in circa 30,6 miliardi di euro. La proposta punta invece a evitare una possibile integrazione sotto il controllo di Intesa e a creare un gruppo bancario-finanziario di dimensioni molto maggiori. Secondo Reuters, l’aggregazione ipotizzata potrebbe arrivare a una capitalizzazione complessiva nell’ordine dei 70 miliardi di euro.
Il piano arriva dopo che Banco Bpm aveva interrotto, all’inizio di agosto, le consultazioni per una possibile aggregazione con Mps, ribadendo il proprio focus sul piano strategico. La nuova offerta cambia quindi radicalmente il quadro: da potenziale partner, diventa ora oggetto di un’offerta formale.
La reazione della Borsa
I mercati hanno reagito con attenzione ma senza euforia. Il 20 agosto 2026 Banca Generali è arrivata a guadagnare oltre il 2% in avvio, mentre Mps e Banco Bpm hanno registrato movimenti più contenuti.
Ora la partita passa agli azionisti e alle autorizzazioni previste dalla normativa. Il successo della strategia dipenderà dalla capacità di Lovaglio di ottenere il consenso necessario e dimostrare che la doppia aggregazione può generare più valore di un’operazione con Intesa. Per Mps, il risiko bancario diventa così anche una battaglia per la propria autonomia industriale.
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