Traballa la guida di Mps. Il Consiglio di amministrazione è chiamato a esprimersi sulla posizione dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio, finito al centro di uno scontro interno dopo la decisione di candidarsi con una lista alternativa per il rinnovo del board.
La riunione odierna, inizialmente convocata per fare il punto sulle liste in vista dell’assemblea del 15 aprile, si è trasformata in un passaggio cruciale per il futuro della banca. Sul tavolo ci sono diverse opzioni: dalla richiesta di dimissioni alla revoca delle deleghe, fino a un possibile voto di sfiducia.
Mps e il caso Lovaglio: tensioni nel Cda
La frattura nasce dalla scelta di Lovaglio di correre con una lista promossa da Plt Holding, azionista con l’1,2% del capitale, in contrapposizione a quella del Consiglio uscente. Una mossa che ha spiazzato il board, soprattutto perché maturata senza una comunicazione preventiva.
Secondo il quotidiano la Repubblica, il comitato nomine guidato da Domenico Lombardi ha aperto un’istruttoria immediata sul “caso Lovaglio”, sollevando dubbi sull’utilizzo di informazioni e strutture della banca per una strategia elettorale alternativa. Sempre secondo la stessa fonte, il board potrebbe arrivare a una vera e propria mozione per sfiduciare l’amministratore delegato.
Anche il quotidiano La Stampaha sottolineato come la presenza di Lovaglio in una lista rivale sia vista da parte dei consiglieri come potenzialmente incompatibile con gli interessi dell’istituto, soprattutto alla luce della linea indicata dal board di rinnovare il management.
Le opzioni sul tavolo e il nodo governance
Le ipotesi in discussione spaziano tra scenari più morbidi e soluzioni drastiche. Tra queste, il ridimensionamento delle deleghe o il loro trasferimento al direttore generale vicario Maurizio Bai, fino alla possibilità di estromettere l’a.d. dalla guida operativa.
A pesare è anche la gestione delle comunicazioni con il mercato. Il Cda, infatti, non intende più accettare che Lovaglio parli a nome della banca in una fase così delicata, per evitare ambiguità tra il ruolo istituzionale e quello di candidato.
Restano inoltre aperti interrogativi sulla trasparenza del processo che ha portato alla nascita della lista alternativa, inclusi i rapporti con gli investitori e le tempistiche delle comunicazioni, elementi che hanno alimentato ulteriori tensioni all’interno del board.
La partita per il nuovo vertice di Mps
Il confronto si inserisce in una partita più ampia per la governance della banca. La lista del Cda propone tre possibili amministratori delegati: Corrado Passera, Fabrizio Palermo e Carlo Vivaldi, profili già sottoposti al vaglio della Bce e ritenuti idonei.
Nei giorni precedenti, Lovaglio aveva sondato il mercato alla ricerca di sostegno per una lista alternativa, puntando a raccogliere almeno il 20-22% del capitale per rendere credibile la sfida. Tuttavia, alcuni potenziali appoggi si sarebbero progressivamente defilati, complicando il progetto.
L’assemblea del 15 aprile sarà decisiva: il nuovo statuto prevede che alla lista più votata vadano otto posti nel Consiglio, mentre gli altri seggi saranno distribuiti tra le liste di minoranza. Un sistema che rende la competizione ancora più aperta e incerta.
In questo contesto, anche un eventuale passo indietro di Lovaglio non chiuderebbe il confronto, ma rischierebbe di trasformarlo in un fattore di instabilità per il Monte dei Paschi nelle settimane decisive per il rinnovo dei vertici.
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