L’assemblea degli azionisti di Monte dei Paschi di Siena (Mps) si chiude con un ribaltone che cambia gli equilibri della banca. La lista presentata da Plt Holding ha ottenuto il 49,95% dei voti, superando quella del consiglio uscente ferma al 38,79%, e riportando Luigi Lovaglio al vertice dell’istituto. Il risultato, inatteso alla vigilia, segna una netta inversione di rotta nella governance e apre una nuova fase nei rapporti tra i grandi azionisti.
Determinante è stato il peso di Delfin, primo azionista con il 17,5%, e di Banco Bpm con il 3,7%, che hanno sostenuto apertamente la lista vincente.
Il risultato ha sorpreso il mercato, anche perché alla vigilia sembrava favorita la proposta del cda uscente. L’assemblea si è trasformata così in una sorta di referendum sulla continuità gestionale della banca, premiando il percorso avviato da Lovaglio negli ultimi anni, segnato dal risanamento e dal ritorno alla redditività.
Il consenso raccolto è stato ampio e trasversale, con il sostegno anche di alcuni grandi fondi, mentre altri investitori – tra cui il Gruppo Caltagirone – si sono schierati sul fronte opposto.
Mps, la rottura tra Delfin e Caltagirone
Il voto ha reso evidente una frattura tra i due soci forti, Delfin e Francesco Gaetano Caltagirone, che negli anni avevano spesso condiviso strategie comuni. La scelta di Delfin di sostenere Lovaglio ha segnato una presa di distanza sia sul piano industriale sia su quello strategico. Da un lato, la volontà di valorizzare l’investimento e dare continuità al piano di integrazione con Mediobanca; dall’altro, l’esigenza di distinguere le posizioni anche alla luce delle tensioni legate al controllo di Generali.
Il voto ha quindi certificato due visioni diverse sul futuro della banca e sul ruolo che Mps deve giocare nel più ampio risiko finanziario italiano.
Al cuore dello scontro resta il nodo strategico rappresentato da Mediobanca e dalla partecipazione del 13% in Generali, considerata centrale negli equilibri del sistema. Il ritorno di Lovaglio rafforza l’ipotesi di portare avanti un progetto di integrazione tra Mps e Mediobanca, con possibili sviluppi anche sul fronte delle partnership assicurative e degli asset finanziari.
Allo stesso tempo, la decisione di Banco Bpm di sostenere questa linea viene letta anche come una mossa per tutelare interessi industriali e accordi già in essere, confermando come la partita sia tutt’altro che chiusa.
Un nuovo equilibrio per la banca senese
Il nuovo consiglio di amministrazione riflette il risultato assembleare, con una maggioranza espressione della lista Plt. Questo rende altamente probabile la conferma formale di Lovaglio alla guida operativa della banca. L’esito segna anche un cambio di fase: dopo la riduzione della presenza pubblica nel capitale, sono sempre più gli investitori privati a determinare le strategie dell’istituto.
In questo contesto, la vittoria di Lovaglio rappresenta non solo una rivincita personale, ma anche l’indicazione di una linea chiara: continuità gestionale e consolidamento restano le priorità per il futuro di Mps.
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Luigi Lovaglio, attuale amministratore delegato di Monte dei Paschi di Siena (Mps)




